Jeremy Scott: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a cucire.

di Chiara Berton

Jeremy Scott è un tipo chiassoso; ma non il classico chiassoso bimbo minchia che ti alzeresti a prendere a schiaffi davanti a tutti. No, Jeremy Scott ha più stile. Per dirla in tono gore, Jeremy Scott ti pianterebbe nelle cervella la sua concezione artistica  prima ancora che tu possa pensare di alzarti da quel fottuto seggiolino. 

E allora chi cazzo è ‘sto di Jeremy Scott?

Jeremy Scott è nato a Kansas City;  ha frequentato il Pratt Institute di Brooklyn; ha iniziato la sua carriera a Parigi; e bla bla bla.

Per me invece Jeremy Scott è lo stilista più geniale degli ultimi dieci anni. Se il risultato più grande che può raggiungere un designer oggi è quello di essere immediatamente riconoscibile attraverso le proprie creazioni, allora lui era un passo avanti a tutti gli altri già dall’inizio.

Il file rouge delle sue invenzioni è sempre lo stesso: fantasia e molta, molta ironia (indimenticabile la linea anticonvenzionale  Food Fight, dedicata al fast food e le Mouse Trap e Right to bear arms, rispettivamente parodie di Topolino e de Gli Orsetti del Cuore). Non sbagliate se vedete in Scott un po’ di Warhol;  la filosofia è la stessa: toccare la vita degli altri parlando di cose comprensibili a tutti. Soltanto, in modo ancora più fragoroso, ultrapop.

Jeremy guarda oltre l’alta moda, biasima  i colleghi che realizzano abiti irreali e troppo costosi (alla facciazza di Karl Lagerfeld che lo vorrebbe come suo successore) per la gente comune, e sforna  la nuova collezione per Adidas Original. Modelli dal carattere rumoroso ma mai pacchiano, ispirati alle grandi rockstar che si esibivano con abiti dal gusto teatrale  ma  al contempo comodi e sportivi per potersi lanciare da una parte all’altra del palco con addosso una quantità non trascurabile di liquido sudoriparo. E allora via a scarpette a mo’ di Mercurio, felpe cavernicole con tanto di leopardo (finto) in testa, maglie con stampe oldschool e tanto colorate!

Jeremy Scott, d’altronde, me lo immagino così: un mohicano saltellante che con un bazooka spara sulla folla mille e mille colori.

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