UN GIORNO CON LA BAND: Burning Like Torches.

di Chiara Berton

Una volta si chiamavano Gorna  (come la corte di campagna di Reggiolo dove suonano ndr), facevano del punk ed erano abbastanza conosciuti; poi si sono chiusi in sala prove per qualche tempo, hanno sperimentato rocamboleschi cambi di formazione ed esplorato svariate correnti musicali fino ad approdare all’hardcore; e all’ultimo e definitivo stadio della loro metamorfosi: i Burning Like Torches.

Ho fatto due chiacchiere con Roberto, ex bassista dei Gorna e nuovo cantante dei BLT, che mi ha raccontato il percorso musicale del gruppo e la loro filosofia:

«Lorenzo e Stefano (batteria e chitarra) hanno fondato i Gorna nel 2004 assieme ad altri ragazzi che ora non suonano più, le sonorità erano molto diverse da quelle attuali, erano ispirate al punk. Crescendo abbiamo iniziato ad ascoltare gruppi di matrice più sperimentale e progressive come The Mars Volta, Verdena, Queens Of The Stone Age, Pink Floyd. Intanto Stefano è passato dalla tromba alla chitarra ed Elena (la tastierista)ha lasciato il gruppo; nonostante tutto abbiamo cominciato a fare concerti nella zona finché Davide, l’allora cantante, non ha abbandonato la band. Da lì io, Lorenzo, Stefano e il nuovo bassista Nicolò abbiamo deciso di comporre un album ispirato alla scena screamo e hardcore-metal, seguendo semplicemente i nostri gusti, senza pensare all’impatto che avrebbe avuto sul pubblico.»

Non avete paura di cadere nella banalità scegliendo un genere che è molto quotato nelle nostre zone?

«Cadere nella banalità è molto facile. È difficile proporre qualcosa che non sia già stato sperimentato, ma pensiamo che il nostro modo di fare musica si discosti da quello di molti gruppi più o meno rappresentativi di questo genere.»

Secondo Gino Castaldo, critico de La Repubblica e docente universitario di storia del rock, «la musica contemporanea è sterilizzata, non produce più nulla, nessun nuovo modello culturale. È emulazione di sé stessa. Puro mercato», cosa ne pensate?

«Si può dire che la musica di adesso sia molto influenzata dal mercato, e anche fine a sé stessa, ma solo se ci si limita a considerare la corrente principale: è anche questa la causa del soffocamento dei nuovi generi, che implicano un investimento rischioso e quindi no sono oggetto di attenzioni da parte di chi produce e promuove musica.»

Myspace ha segnato la fortuna di molti artisti emergenti, ma con l’avvento di Facebook, Twitter e simili il concetto di band si è ridotto ad essere un unico, grande cartellone pubblicitario nel quale si dà molta importanza all’impatto visivo sul pubblico, a discapito di quello musicale. Oggi sono indispensabili queste tecnologie?

«È innegabile che l’uso di questi social network sia un canale importante per la promozione di tutti quei gruppi che non hanno la possibilità di farsi notare attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Questi siti riflettono però una visione distorta delle reali qualità delle band. Molte pagine di artisti semi-sconosciuti appaiono del tutto simile a quelle di star internazionali: l’aspetto positivo è che si riduce il divario di visibilità fra chi è già famoso e che emerge, mentre l’aspetto negativo è che possono apparire come affermati anche gruppi non meritevoli.»

Ora passiamo a cose meno complicate: com’è il rapporto nel gruppo? Dacci le tre regole per andare d’amore e d’accordo.

«Noi quattro prima di tutto siamo grandi amici, condividiamo molto tempo insieme anche  fuori dalla sala prove. Le tre regole principali che ci uniscono sono il rispetto reciproco, l’impegno costante e condiviso e la capacità di scherzare al momento giusto.»

Avete concerti in previsione?

«Per ora stiamo ultimando la preparazione per i live, ma contiamo di riprendere ad esibirci dal vivo tra marzo e aprile.»

Mogol Bordello si occupa della  glocalizzazione della Bassa; il nostro territorio offre possibilità di farsi notare? Il pubblico reagisce bene o in qualche modo è restio?

«Per farsi notare c’è bisogno di molto impegno e intraprendenza: è importante conoscere i gruppi della zona e stringere amicizia con loro, aiutarsi a vicenda. Il nostro genere non si presta molto a locali che prediligono musica leggera, dove per lo più suonano cover band anni Ottanta, mentre le maggiori possibilità sono offerte da locali come circoli ARCI e rock club  dove talvolta si svolgono anche festival dedicati al genere.

Per quanto riguarda il pubblico il discorso è abbastanza analogo: le persone appassionate del genere assistono volentieri e a volte vanno proprio alla ricerca di gruppi emergenti, mentre chi in un certo senso ne è estraneo non si interessa neanche.»

I Burning Like Torches hanno autoprodotto l’EP Gravelights, contenente tre tracce (If I die; The discord between two parts of the same I; Dry clouds above visions), due delle quali sono ascoltabili sul loro profilo myspace.

I BLT nella Gorna. Da sinistra Stefano, Roberto, Lorenzo e Nicolò.

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