Archivio mensile:maggio 2010

Innovazione a 360 gradi: Bass Massive Squad

di Luca Bozzoli

Bass Massive Squad è un progetto nato tre anni fa nel bresciano dall’incontro di tre giovani: Micromakiness, Andrew Slater e Noize Skillz.

Con esso nasce un novo modo di concepire la musica, di crearla, di proporla fuori dai canoni commerciali. Musica underground, aperta a sperimentazioni inter-genere, capace di fondere in sé orizzonti musicali differenti e di percorrere nuove vie.

Il risultato è una musica elettrizzante, travolgente, esplosiva.

Micromakiness, su queste colonne, ripercorre la storia di questo movimento, analizza il suo approccio musicale e la sua produzione personale. Un artista completo, dj and producer, ma soprattutto innovativo. Innovativo come il progetto di cui è parte.

Innanzitutto, chi è Micromakiness al di fuori della Bass Massive Squad?

«Raffaele Fracassi, 20 anni, pittore/decoratore.»

Tu sei producer. Quali sono i “maestri” a cui ti ispiri? Che genere prediligi? Da cosa nasce la tua musica?

«Ascolto musica a 360 gradi, cerco di trarre profitto e influenze da grandi artisti come The Prodigy, Audio, Crystal Distortion, Noisia,…i nomi a cui faccio riferimento, oserei dire, sono infiniti.

Passando al genere, ora faccio neurofunk, techstep, dark drum and bass. Tendo a non cimentarmi mai su un genere solo ma ad aprirmi a più prospettive.»

Come definiresti il tuo modo di suonare, rigorosamente live, perché questa scelta?

«Vado molto fiero della scelta che ho fatto alcuni anni fa, ho smesso di mettere dischi da tre anni, il fatto di proporre materiale mio mi riempie di soddisfazione.

La professione del disc jokey sarebbe limitativa, dovrei comprare dischi nel negozietto di città per poi non avere possibilità di divertimento durante le serate. Il live invece comporta l’utilizzo di materiale auto-prodotto e divertimento assicurato.

Non voglio essere limitato a cambiare due vinili, voglio avere la possibilità di gestire il maggior numero possibile di macchinari.»

Ottima scelta direi. Qual è, tra le tue, la produzione a cui sei più affezionato?

«Redox, è l’ultima uscita ed ha avuto un buon effetto su persone che esercitano questa professione ormai da anni, ma sono un ottimo autocritico e penso che presto passerà al secondo posto.»

Nuova produzione in arrivo?

«Più che nuova…nuove!»

Ottimo! Passiamo ora al gruppo: dove, come, quando e perché nasce il progetto Bass Massive Squad?

«Il progetto Bass Massive Squad non è altro che l’insieme di persone che sperimentano e vivono musica a 360 gradi, in modo reale.

Un progetto che ambisce a diventare un vero e proprio movimento di massa, anche se esiste da soli tre anni, ha riscontrato ottimi ed inaspettati risultati tra noi e tra la folla.

Sul perché sia nato, non esiste una spiegazione, era praticamente impossibile che non nascesse qualcosa dall’incontro tra me, Andrew Slater e Noize Skillz.»

Qual è la vostra sfida? Che tipo di club volete promuovere?

«Ci siamo imposti fin da subito di proporre un nuovo tipo di eventi: di abbattere gli stereotipi imposti sia dal clubbing che dai rave

Una scelta coraggiosa, controcorrente…

«Sì esatto un carattere aggressivo e sottolineo controcorrente, rispettando comunque chi ha fatto altre scelte.»

Avete creato un movimento in grado di distinguersi e di emergere, quali sono le vostre prossime tappe?

«Sabato 15 saremo al Paci Paciana a Bergamo, ospiti del Delta 9 con guest Veanganze e Dub Element. Sabato 29 saremo al Florida with Mosquito Crew.»

Micromakiness

 

More Info on : Micromakiness myspace and Bass Massive Squad myspace .

 

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Intervista al Bolzo, batterista dei D-Vines.

a cura di Alessandro Ponzoni

Ed eccoci con un’altra band, oggi spaziamo nel campo del rock sperimentale, precisamente con un connubio di rock-elettronica, un incontro artistico davvero intrigante ed esplosivo: i D-VINES. In questi ultimi tempi si è sentito molto parlare di loro; sono una band bresciana che fin da subito ha dimostrato carattere e valori aggiunti in relazione ad altre formazioni musicali.

La voce del cantante ricorda molto quella di Chad Kroeger cantante dei Nickelback, la quale miscelata in questa unione rock-elettronica crea sonorità sensazionali.

Ma oggi abbiamo l’onore di parlare personalmente con un componente vero e proprio della band: il batterista Fabiano Bolzoni.

Innanzitutto, ci fa piacere che tu abbia concesso questa intervista alla nostra redazione; come tu ben sai, anche noi vogliamo creare un “connubio” artistico che porti allo slancio di gruppi musicali e artisti in genere.

 Quando è nata la tua passione per la musica? Perché hai scelto la batteria?

«Non mi sono interessato di musica fino all’età di 14 anni, quando mi fu regalata la mia prima batteria dai miei genitori: così per gioco, nacque questo formidabile interesse verso la musica, e che mi porto alle spalle da 6 anni.»

 Parlami del progetto D-VINES.

 «Il progetto D-VINES  nasce nel settembre 2007 grazie alla fusione artistica dei Jilted Twins, duo elettronico composto da Lorenzo Sirigu e Riccardo Frigoni, con Stefano Roncadori cantante e chitarrista rock. Le idee iniziano a prendere forma: si pensa ad un connubio tra Rock ed Elettronica. Nel frattempo approda Andrea Minoglia, anche’esso chitarrista rock. Istantaneamente si capisce che tra i quattro c’e’ feeling e voglia di sperimentare. Nel 2008 l’amico e regista Davide Bedocchi propone alla band di realizzare il video di “Drawing in electromud”. Tempo dopo nasce la necessità di fondere ai suoni elettronici dei reali suoni di batteria e basso, così nel gennaio 2009 giungono Fabiano Bolzoni alla batteria e Nicola Nolli al basso. Nascono così i D-VINES nell’attuale formazione.»

 Quale impronta ha apportato al progetto, il tuo ingresso nei D-VINES?

 «Come ho già accennato, i D-VINES nascono inizialmente come un progetto puramente elettronico – sperimentale; solamente poco più di un anno fa è stata introdotta la sezione ritmica che ha donato un’impronta più rock al progetto.»

 Ho saputo che avete girato il video del vostro primo singolo “Drowing in electromud”, nel quale non sei presente. Come è stato possibile introdurla nell’album?

 «Il videoclip è stato realizzato sulla base di una pre-produzione, nella quale basso e batteria erano presenti in formato “MIDI” (ovvero campionati); è toccato a me e Nico (il bassista) riadattare le sezioni ritmiche che sono state incise successivamente con il resto delle tracce. Grazie al regista Davide Bedocchi è stato possibile inserire sopra il videoclip l’audio della canzone originale che troverete nel nostro disco.»

 Dammi qualche informazione riguardante il vostro album d’esordio Kill me Martina.

 «Kill me Martina è stato interamente registrato nel nostro studio, dal nostro fonico/DJ Riky, ed è stato successivamente affidato a Maurizio Baggio dell’Hate Studio per il missaggio e mastering finale.

A partire dal 16 aprile 2010 Kill me Martina è disponibile in digitale e in tutti i negozi in distribuzione Halidon.

Correte a comprarlo!»

Da Sinistra: Mino, Lore, Nico, Ronca, Ricky e Bolzo.

Per info: myspace D-Vines

Uccidili tutti, Martina.

di Chiara Berton

Ovviamente il titolo è irrisorio: Kill Me Martina è un lavoro ben fatto, capace di superare un certo pregiudizio gadameriano oltre che ogni aspettativa.

La colonna portante è indiscutibilmente la componente elettronica, che in una sorta di affinità elettiva con la voce riempie l’involucro rock del gruppo, caricandolo senza banalizzazioni.

Questo connubio risalta nelle suggestive trame intessute da chitarra e tastiere in Your Lies, canzone strong and aggresive che apre le danze a Everyday, dove la voce spadroneggia nell’anima rock del pezzo, avvolgendo il ricevitore di un’aura lascivamente consumata.

Il pezzo forte del disco è però Drawing in Electromud: l’esempio migliore di promiscuità dei generi. L’universo dei suoni è incatenato con leggiadra naturalezza, esplosivo nel ritornello agile ed incalzante.

Da ascoltare anche la melodica June 20th e la ballata vecchio stile Juliet, efficace in tutte le sue sfumature e funzionale grazie soprattutto alla voce del cantante che dona al tutto un’aria molto grunge.

Punto forte  sono oltretutto i testi: semplici, si legano perfettamente alle basi e si imparano facilmente.

Posto una nota di personale apprezzamento per la copertina dallo stile decisamente gore che rimembra vagamente quelle di gruppi a me cari (vedi Bring me The Horizon e Norma Jean).

Per il resto. Compratevi il disco.