Uccidili tutti, Martina.

di Chiara Berton

Ovviamente il titolo è irrisorio: Kill Me Martina è un lavoro ben fatto, capace di superare un certo pregiudizio gadameriano oltre che ogni aspettativa.

La colonna portante è indiscutibilmente la componente elettronica, che in una sorta di affinità elettiva con la voce riempie l’involucro rock del gruppo, caricandolo senza banalizzazioni.

Questo connubio risalta nelle suggestive trame intessute da chitarra e tastiere in Your Lies, canzone strong and aggresive che apre le danze a Everyday, dove la voce spadroneggia nell’anima rock del pezzo, avvolgendo il ricevitore di un’aura lascivamente consumata.

Il pezzo forte del disco è però Drawing in Electromud: l’esempio migliore di promiscuità dei generi. L’universo dei suoni è incatenato con leggiadra naturalezza, esplosivo nel ritornello agile ed incalzante.

Da ascoltare anche la melodica June 20th e la ballata vecchio stile Juliet, efficace in tutte le sue sfumature e funzionale grazie soprattutto alla voce del cantante che dona al tutto un’aria molto grunge.

Punto forte  sono oltretutto i testi: semplici, si legano perfettamente alle basi e si imparano facilmente.

Posto una nota di personale apprezzamento per la copertina dallo stile decisamente gore che rimembra vagamente quelle di gruppi a me cari (vedi Bring me The Horizon e Norma Jean).

Per il resto. Compratevi il disco.

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