Archivio mensile:ottobre 2010

I Quarter Past One e il mistero di Jack Robinson

di Chiara Berton

Venerdì 2 ottobre hanno presentato il loro nuovo album Before you say Jack Robinson, e a Mogol Bordello hanno cercato di spiegare chi erano, cosa facevano e quello che è totalmente cambiato nel loro nuovo lavoro.

Avviso ai gentili lettori: potrebbe sembrarvi tutto abbastanza confuso. Nel caso in cui non capiste alcuni passaggi di formazione, o quant’altro, Gianmarco ci ha garbatamente costruito uno schema riassuntivo di tutti questi anni da Quarter Past One!

 

(questa intervista comincia dal minuto diciotto)

GIORGIO: «Quando ci siamo uniti io, Diego e il bassista incapace (l’ëra mia bon de sonar più volte sostituito da Andrea, il fratello di Diego che poi prenderà il posto definitivo di bassista) Alessio che poi sarebbe stato il cantante alla fine, abbiamo fatto un demo quattro pezzi registrati in casa, ma era orribile, faceva schifissimo»!

Faceva schifo la registrazione?

G: «Faceva schifo la registrazione, le canzoni e noi… faceva tutto schifo, non c’era una cosa bella in quel CD lì. Però noi eravamo gasati»!

GIANMARCO: «Lì provavamo nella cantina dell’ex asilo di Sustinente».

G: «Sì, sì! Nel dormitorio che poi han chiuso perché non era a norma… suonavamo con i sorci»!

Tutto questo è molto punk…

GM: «Sì, ma noi siamo ancora punk rocker inside».

DIEGO: «Poi quel mini demo penso non esista più»…

G: «No, non sono state vendute copie»…

Le avete bruciate?

D: «Ma no! Le abbiamo regalate in classe… poi è arrivato lui (Gianmarco), che suonava il basso con un altro gruppo, e ha switchato da noi come chitarrista».

G: «Quando è entrato lui abbiamo pensato bene di fare delle cover dei Simple Plan…siamo diventati praticamente la cover band…eravamo gasatissimi»!

Non vi vergognavate un po’?

(ridono)

TUTTI e 3:«No, no, no»…

GM: «Te lo stavamo dicendo con così tanta autostima»…

D: «Noi non eravamo una semplice cover band…eravamo i Simple Plan di Mantova»!

G: «Sì, noi in scaletta avevamo diciassette pezzi dei Simple Plan…che i Simple Plan in tutta la loro carriera ne avranno fatti quindici»…

D: «Guarda, suonavamo anche i demo…eravamo straconvinti»!

E veniva gente ad ascoltarvi?

TUTTI E 3: «Veniva gente? Ma di brutto! A manetta»!

GM: «Hai presente il blackout di Mantova del 2007? Eravamo noi che suonavamo là infondo: c’erano quattromila miliardi di persone»!

D: «No vabbè, per dire che erano tante…c’erano venti metri di fila»!

G: «Nel periodo Simple Plan, prima dell’uscita del cantante nel 2008, abbiamo registrato il primo demo Don’t Need you, che conteneva cinque canzoni una più fuori tempo dell’altra. Poi abbiamo cambiato fisicamente sala prove e lì è nata la nuova formazione a quattro».

D: «E quello è stato l’inverno più difficile della nostra vita (ride)»!

G: «È stato un brutto inverno perché siamo caduti nel circolo della droga e della depressione».

GM: «No, assolutamente no…lui (indica Giorgio) sì».

(ridono)

G: «No, no…lì ci siamo caduti tutti a piedi pari! E da lì è nato il demo più»…

D: «Grunge»!

(ridono ancora)

G: «Sì, nel senso più cattivo»…

D: «Un grundgedgemo»! (ps: Diego scusa ma non ho mica capito come dovevo scriverlo)

( ridono come matti)

G: «Che non era per niente grunge, ma forse era il più arrabbiato che abbiamo fatto! Dopo, dall’inverno del 2008 abbiamo cominciato a suonare fuori Mantova, con le nostre prime date da spalla ai Pig Tails».

D: «E poi da lì è stato un po’ un punto di svolta per noi perché abbiamo cominciato a capire che potevamo provarci».

G: «Poi abbiamo cominciato a cambiare genere, fiché nell’estate 2009 abbiamo vinto un tot di ore di studio all’Arci Tom e abbiamo registrato tre pezzi che sono tutt’oggi sul myspace penso»…

D: «Che sono contenuti poi anche nel nuovo disco…a febbraio 2010 abbiamo provato a fare una preproduzione in presa diretta, per capire un po’ come suonavamo».

G:«E a maggio abbiamo registrato questo nuovo album che è uscito l’altro ieri».

D: «E abbiamo chiesto la collaborazione di altri musicisti: Stefano Cantore  tastiera,  Andrea Vitale  sax, Margherita Grazioli violino, Benjamini Benji Boscaini tromba, Marco Bordin trombone e Paride Mangiagalli batteria e percussioni».

G: «Nell’ultima traccia del disco la batteria è stata suonata dal chitarrista degli Omini Verdi, Diego ha suonato il basso e tutti abbiamo urlato insieme»…

D: «Suonavamo invertiti…lui suonava la chitarra, io la batteria»…

G:« È una canzone che non c’entra niente con l’album, diciamo che nel finale dove tutti si aspettano un pezzo che spinge  noi abbiamo piazzato una canzone hardrock molto bella. Io non volevo metterla nel CD perché troppo stupida, e adesso è diventata il nostro cavallo di battaglia».

Venerdì mi sono persa un bel live o avete fatto schifo?

D:« Ti sei persa centottanta persone».

GM: «E Lasciamo stare le mila».

D: «No no, centottanta».

Quali sono le differenze fondamentali tra il primo e il secondo album?

GM: «Diciamo che Between Dream & Reality nasce da un’esperienza hardcore punk».

D: «Nel primo avevamo conosciuto gli Action Man, un gruppo di Ravenna».

GM: «Sono stati fondamentali per noi…grazie a loro abbiamo cambiato il modo di scrivere i  pezzi».

D: «Sì, cioè non più strofa e ritornello…cioè da sconvolgere i pezzi e mettere tutto insieme»!

GM: «Siamo anche molto amici, volevo infatti cogliere l’occasione (si avvicina al microfono) per salutare Diego, Libero, Pinna e Matteo»!

D: «Hardcore comunque rimanendo con radici popunk».

G:«Un mix che secondo Artist and Bands, un web magazine, era uno schifo! Ci han recensito malissimo! Ci sono persone che dicono di essere critici di professione, non perché ci han recensito male, ma secondo me quelli non capiscono proprio un cazzo di musica»!

D: «Anche perché praticamente han copiato tutto da un’altra parte».

G: «Sì, anche perché han scritto che eravamo un trio punk rock quando già eravamo in quattro»…

GM: «Sì, a meno che io non abbia un basso e una chitarra attaccate e le  riesca a suonare con quattro mani… è stata una critica poco costruttiva perché non lo hanno ascoltato. Che poi fosse suonato fuori tempo era un’altra questione»…

G: « Non era suonato come adesso sapremmo fare»…

D:« Beh, comunque direi che come demo era un po’ immaturo, un mix di quello che ascoltavamo … il primo lavoro è sempre un po’ così…dal punto di vista grafico però rispecchiava molto bene il periodo dell’inverno strapeso! Però è stato un demo che ci ha fatto suonare tantissimo in giro: Lombardia, Milano, Sondrio, Firenze, Prato, in Emilia»…

GM: «E la data clou è stata al Bloom di  Mezzago»…

G: «Camerino di Curt Cobain…unica data di Bleach in Italia».

D: «Per quanto riguarda l’album»…

G: «Qui diversamente dal primo non c’è stato un evento che ci ha segnato…è venuto un po’ alla volta, siamo arrivati a otto canzoni senza accorgercene»!

GM: «Abbiamo avuto una maturazione che nell’album si sente, non abbiamo più la fretta di prima».

G: «È un disco molto eterogeneo, ha molte influenze. Prima avevamo la fissa di complicare i pezzi, non si capiva dove finivano».

D:« Beh, diciamo che ci sono ancora dei pezzi complicati, tipo Twist in the teil…allora, il twist in the tale è il punto di svolta di una narrazione, tipo Cenerentola e il momento in cui il principe la sveglia»…

GM: «Che poi è la bella addormentata».

D: «Eh, sì…e il twist in the tale è un evento nella narrazione che cambia la storia e che la porta al finale. Invece The twist of a tail (coda) è lo scodinzolio».

GM: «E quindi è uno scodinzolio che porta alla morte. È uno scodinzolio A PO TRO PA I CO».

G: «È un testacoda ti sbatte e tu muori».

GM: «Gli egizi hanno la sfinge, noi abbiamo la coda».

D: «Tornando al disco…qualcuno lo ha definito progressive perché ci sono quattro o cinque cambi di metronomo e  stile di canzone, che non c’entrano niente l’uno con l’altro».

G: «Ci sono quindici tracce, che in realtà sono divise in tre parti (un’ intro, un interlude, e the twist in the tail che ha un preambolo country all’inizio) è molto articolato nei pezzi. Noi lo abbiamo pensato come un disco da ascoltare di seguito…sono canzoni attaccate,te lo devi godere».

GM: «L’idea ci è venuta da Pretty. Odd. dei Panic!At the Disco che usavano apunto questo escamotage».

G: «Possiamo dire che ci sia un concept musicale».

D:« Ah, poi c’è un pezzo che dà il nome all’album, Before you say Jack Robinson e poi un altro, intitolato solo Jack Robinson, che sono la storia del personaggio: praticamente se tu vai sul vocabolario e cerchi la voce Jack, ti viene fuori quello della chitarra»…

MG: «Anche quello di Titanic»…

DIE:« Sì, sì, c’è anche la voce Leonardo diCaprio… beh, comunque c’è anche un modo di dire: “before you say jack robinson” che significa “in u battibaleno”». 

GM: «È un modo arcaico però, cioè se tu vai a Londra non sentirai mai nessuno che te lo dice».

D: «Stavo preparando un esame di Letteratura Inglese, cercavo non so cosa e mi sono imbattuto in questo termine, mi è piaciuto e abbiamo pensato che  Jack Robinson poteva essere nome e cognome di una persona».

GIO: «E quindi abbiamo creato questo latin lover biondo».

GM&D:« Bellissimo».

G: «Che neanche si vede»…

GM: «Con due spalle tante»…

Che poi è quello ch c’è in copertina»…

GM: «Quello che bacia»…

D: «Non è la donna».

GM: «Non è un travestito».

Sì, quello dietro intendo…

D: «Sì, quello che bacia la donna»!

G: «Nel libretto ne bacia…ho perso il conto di quante ne bacia».

GM: «Spieghiamo bene la storia di Jack Robinson all’interno del libretto»…

D: «Sono tutte sue conquiste, cioè ad ogni pagina c’è una donna un po’ triste che è quella che lui ha fatto soffrire e poi a un certo punto ce n’è una che sta guardando un giornale e vede la notizia che lui è morto».

GM: «C’è questo connubio inscindibile tra EROS e THANATOS, l’amore e la morte insieme no?»…

G: «No, comunque è vera questa cosa»!

D: «Lui muore perché becca la tipa gelosa che lo uccide».

G: «Poi resuscita».

(silenzio)

G:« È resuscitato Gesù Cristo, perché non deve resuscitare Jack Robinson»?

D: «E di fatto augura di morire bruciate dal phon a tutte le donne che l’hanno ucciso».

G: «E tra l’altro sotto il CD c’è una frase che lui pronuncia»…

GM: «Comunque non lasciarti forviare da questa cosa, cioè…questo augurio di morte non è un manifesto maschilista, anzi al contrario: è femminista, nel senso che alla fine non è lui il protagonista ma le sue donne, e che in qualche modo lui è morto e la donna l’ha vinta sull’uomo»!

G: «Lui è resuscitato ok, però c’è da dire che lui augura semplicemente la morte, ma nessuno è riuscito a batterlo come hanno fatto le donne ammazzandolo»!

D: «Che poi questa frase è presente in Back in the name of love, che è l’ultima traccia»…

GM: «Che però non è rapportata alla donna, è rapportata alla gioventù EMO che si è creata in questi anni e che noi tutti vorremmo veder morire sotto gli influssi dei loro phon, e infatti la canzone dice tipo cut off your piastred hair…che in inglese piastred poi non esiste neanche… e insomma speriamo che tutti muoiano, tranne il nostro fotografo».

D:« Però tutti gli altri sì. Se muore lui non ci fa più le foto».

Mantova non ha locali dove i giovani artisti abbiano la possibilità di esprimersi, cosa ne pensate?

D: «Qualche anno fa c’era un po’ di più. Noi siamo nati quando ha chiuso un locale storico live che era il Charlie di San Giorgio. Poi aveva aperto il Ludas, dove abbiamo suonato con i Pig Tails per la presentazione del disco, che è stato praticamente comprato per farlo fallire»…

G: «C’è da dire che siamo sempre stati problematici come gruppo: siamo nati e a Mantova muore la scena, facciamo il primo album e il chitarrista deve andare via, siamo un po’ sfigati»…

D: «Praticamente ci siamo trovati con l’ Arci Tom che era l’unico locale che ci faceva suonare, anzi, che esiste».

E il Rockin’ Mantova?

D:« Sì, beh, han fatto un festival e basta».

G:« Un bellissimo festival tra l’altro. A Mantova ma anche provincia, fino a pochi anni fa c’erano il Rock Asilo, la Sagra dell’Unità di Torriana che chiamava gruppi della madonna e così…sembra che più si vada avanti più questi festival siano destinati a sparire o a chiamar grupetti a gratis perché non hanno più soldi».

GM: «Stanno disinnescando il potere del rock».

G:« E quindi non si chiama più il gruppo da 1500 € che è un investimento, no, chiama il gruppetto a gratis che fa pure schifo e la gente dice che il rock fa schifo, ma perché nessuno vuole investire 1000 € da dare al gruppo che ha il cazzo duro».

GM: «Non si vuole spendere soldi nel rock, non solo 1000€».

D: «Di locali poi ci sono la Casbah a Pegognaga, l’ Arci Dallò a Castiglione, che anche quello stava per chiudere e sono riusciti a tenerlo aperto tenendolo in autogestione. Poi c’è il Bier Garten che sta facendo una bella stagione».

G: «Ma a Mantova, che poi penso come il resto d’ Italia, sembra sia destinata… di gruppi che veramente ci credono comunque ne vedo pochi. I pochi che ci sono non si impegnano, manca la passione…noi ci svegliamo al mattino che pensiamo a come fare i debiti per comprarci gli strumenti fighi, loro si svegliano alla mattina che pensano a uscire con gli amici, che per carità può starci, però sembra che non ci sia più nessuno che abbia voglia di suonare».

D: «Non c’è neanche coesione tra i gruppi, ognuno al suo e gli altri non esistono».

G: «Secondo me c’è anche una forma di ignoranza. Io prendo il mio paesino di campagna: sono uno più capra dell’altro, loro ascoltano i loro dj e basta. Io  non pretendo che tutti abbiano la nostra passione, ma dovrebbe esserci un po’ di curiosità».

GM: «Diciamo che però noi, come gruppo, non siamo visti di buon occhio dalle altre persone».

D&G: «Ma no»…

GM:« Oh, dopo ci apprezzano, però si pongono in un modo strano. Vorrebbero vedere il nostro fallimento, solo che quando suoniamo suoniamo bene e quindi alla fine ci fanno i complimenti».

G: «Ma sì, perché siamo quattro persone che hanno la stessa passione, non siamo dei supermusicisti, ma siamo molto uniti e questo sul palco si vede».

D: «Venerdì è andata veramente bene, c’era tanta gente».

G: «Forse è stato un caso, e comunque sappiamo che a Mantova forse una cosa così non so se ci ricapiterà».

Nuovi gruppi da tenere sotto controllo?

GM: «Tokio Police Club, gruppo che fa indie, un misto tra Placebo e Arctic Monkeys, sono usciti quest’anno con un album bellissimo».

G: «i The Virgins secondo me, sono semi sconosciuti di New York…sono stati pompati dal cantante degli Storkes, hanno fatto un album nel 2009 e sono mezzi scomparsi»…

D: «Io sto ascoltanso roba stravecchia…sono emersi e già affondati».

Ultimo concerto?

GM: «Blink 182 con i Simple Plan e i Sum 41».

G:« I Lost Prophets».

Ultimo disco?

G: «L’ultimo comprato è quello dei The Virgins».

GM: «Modern Life is Rubbish, il secondo dei Blur».

D: «Io Kasabian dei Kasabian».

Ultimo film?

G: «Ne ho scaricato uno che era il top! No, in realtà l’ha scaricato Ale…L’ultimo dominatore dell’aria…l’intenzione era quella, poi apri…cast: Elena Grimaldi e altre splendidissime attrici…però bello, la trama niente di che»…

D: «The Hurt Locker di Kathryn Bigelow».

GM: «Il favoloso mondo di Amélie…perché sono molto romantico».

La fine dell’intervista mi sembrava doveroso metterla come traccia audio, con un prossimo gruppo, forse, da intervistare…

I Quarte Past One suoneranno sabato 30 ottobre al Bier Garten di Curtatone (MN) e venerdì 7 gennaio 2011 all’ E20 di Vicenza.

Per Info: Myspace, Facebook.

DIEGO: quarterpastdie@hotmail.it

GIORGIO: 340 7922616

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