Archivio mensile:gennaio 2011

Marco Rossi e la percezione del colore

di Valeria Borelli

Il giovane artista Marco Rossi nasce a Viadana (MN) il 19 gennaio 1989. Inizia a dipingere nel 2000 ai tempi della seconda media, quando a scuola realizza i primi esperimenti pittorici e, contemporaneamente, si accosta al panorama dell’arte. Sono due i momenti salienti all’origine della sua passione: nel 2001 a Casalmaggiore (CR) rimane colpito dalla mostra di Giancarlo Bargoni e nel 2003, sempre al Museo S. Chiara della cittadina casalasca, si reca a vedere la mostra di Peter Casagrande. Qui Marco conosce di persona i due artisti. Per il primo ogni scelta formale è legata alla trasformazione continua della materia dentro lo spazio della pittura, slanci e tumulti interiori si generano nelle strutture fluide della memoria, al contrario il secondo artista vuota lo spazio di ogni essere figurato e lo fa nascere solo tramite il colore.

Marco è un artista poliedrico che non teme di seguire differenti direzioni esprimendosi ogni volta in modo differente. Un talento giovane che cerca di esprimersi su più fronti, sempre considerando il committente dell’opera e il contesto nel quale questa verrà inserita. Grazie al colore fluo realizza opere vivaci, mentre nelle tele in cui il colore si fa più violento, materico e contrastante esprime qualcosa in cui crede fermamente. E ci riesce bene. Il suo esordio nel panorama artistico non tarderà a farsi sentire!

Cosa ti ispira quando disegni? Raccontaci qualche momento particolare.

«Parecchio tempo fa stavo guardando alla TV una partita di calcio del Mantova, che stava giocando decisamente male, perciò decisi di fare un po’ di zapping tra i miei canali di musica preferiti. Rimasi colpito su Rock Tv dal video di Jack White e Alicia Keys della sigla 007. Lo schermo era invaso di onde che assomigliavano a colate nere. Decisi di lasciar perdere la TV e prendere in mano il pennello. Fu così che nacque “Evil”, il dipinto in cui decisi di cospargere la tela di colate nere, rappresentanti il dilagamento del male che inonda e infetta il bene. Molti altri dipinti sono nati con simili ispirazioni legate alla vita di tutti i giorni alcuni invece hanno una gestazione legata al tipico approccio dell’Action Painting. A volte mi metto semplicemente davanti a una tela bianca e lascio che la mia mente mi guidi nella scelta e nel modo di utilizzo dei colori, lascio che la parte inconscia della psiche si esprima. Il mio fine in questi casi non è rappresentato da una realtà oggettiva o soggettiva, ma voglio semplicemente esprimere una tensione che sento dentro, preoccupandomi di valorizzare al meglio il colore, grande protagonista del quadro, e l’atto fisico del dipingere».

So che hai venduto molti quadri ad amici, e non solo…

«Si, gli stimoli per dipingere spesso provengono dai miei amici che, girando per casa o giù in taverna, spesso rimangono colpiti da qualche opera e non mancano di “commissionarmi” tele. Il metodo è semplice, loro mi si rivolgono la gran parte delle volte con la classica formula del: “fai  un quadro pensando a me”! Quindi procedo accostando un’esplosione di vari colori ad un carattere vivace e brillante».

Quali maestri del passato ritieni predominanti nella tua formazione artistica?

«Mi sono confrontato con diverse correnti artistiche tardo-ottocentesche e novecentesche: dal celebre Impression, Soleil Levant alle ninfee di Monet, dai Girasoli di Van Gogh ai maestri della Pop Art, quali Andy Warhol e Roy Lichtenstein, a omaggi ai cartoni animati come i Simpson e ai grandi miti musicali, primi tra tutti Ac/Dc, Kiss e Bluvertigo. Ma il percorso su tela non è l’unica strada che ho seguito; infatti mi sono cimentato in un nuovo progetto, ovvero dipingere con colori fluoacrilici un mezzobusto da esposizione. Su questo ho raffigurato personaggi di varia ispirazione il cui filo conduttore è rappresentato principalmente dai  personaggi dei cartoni animati. Tra le influenze artistiche che sento più vicine a me colloco l’Arte Informale, l’Action Painting e la Pop Art, mentre a livello dei singoli artisti prediligo Monet, Richter, Vedova, Andy e i già citati Bargoni e Casagrande».

Per quanto riguarda la  tecnica pittorica, quali sono i materiali che prediligi?

«Prediligo principalmente l’olio su tela, i colori puri in polvere,  gli acrilici ed i fluoacrilici,  ai quali in alcuni casi accosto materiali di vario genere, quali corde di chitarra,  pezzi di carbone, trucioli metallici e legno.  La mia è una pittura polimaterica».

Marco Rossi con una sua opera.

 

I Welcome Back Sailors sono una roba strana.

Testo di Chiara Berton, fotografie di Silvia Crema per Don’t Tag Me .

Il live dei Welcome Back Sailors è stato indiscutibilmente il più carismatico dell’’Original Different Festival: girando tra i ragazzi mentre li ascoltavano ho notato con piacere quanto fossero tutti confusi e stupefatti allo stesso momento. Molti fanno ancora fatica a definire “band” qualcosa che non abbia una colonna vertebrale cbb (chitarra-batteria-basso), ma loro quella sera hanno rotto questo  tabù.

Purtroppo non sono alieni, e nemmeno crucchi. Sono marinai italiani particolarmente emiliani e avanguardisti, quindi non ci sono scusanti: leggete cosa ci raccontano e poi andate ad ascoltarli!

Cosa ricordate di quella sera all’ODF?

«Sinceramente eravamo un po’ confusi anche noi…magari le persone non si aspettavano certe sonorità o certe atmosfere. Per qualche momento abbiamo creduto che suonare la nostra musica o raccontare delle
barzellette in polacco avrebbe elargito lo stesso effetto!

Stupenda la location e l’installazione, forse non eravamo nella situazione adatta per suscitare i riscontri migliori…ma va bene così»!

Come siete venuti a conoscenza del festival, e cosa ne pensate?

«Conosciamo i ragazzi dell’Original da un po’ di tempo e li stimiamo molto! Sono tutti dei bravi ragazzi, carichi e motivati! Ce ne fossero di iniziative del genere nella sonnacchiosa Bassa! Purtroppo nella nostra zona si parte sempre da -10…cioè, ovunque cose carine sono accolte in maniera positiva, qui invece c’è sempre un sacco da lavorare»!

Quanto influenza il vostro modo di essere artisti il fatto di essere emiliani?

«Direi quasi niente, se non magari nel sorseggiare un bicchiere di lambrusco a fine concerto».

Avete appena pubblicato un nuovo album; come sono nate Other Directions e About Us? C’è qualche cosa, qualche persona, qualche luogo in particolare che vi ispira quando componete?

«I pezzi in questione sono usciti da poco per BEKO-Dsl, una label francese con cui lavoriamo sempre bene. Come tutti i nostri pezzi nascono al momento, spesso da un giro che frulla in testa o da un accordo che ci piace. Sicuramente tanto dipende dalla giornata, da cosa abbiamo visto, da quello che abbiamo letto o ascoltato. È la quotidianità la nostra fonte di ispirazione».

Avete mixato Gone to sea degli A Classic Education, qual è il vostro parere sulla loro musica? Ritenete ci siano altre band del loro calibro nella scena nazionale?

«Gli ACE sono dei buoni amici che abbiamo sempre apprezzato, ci sono sempre piaciuti e ci supportiamo spesso a vicenda. Con loro abbiamo sempre organizzato l’Handmade, un festival di musica indie che ogni primo maggio anima la campagna guastallese. Sono un gruppo che ha sempre saputo distinguersi per sonorità ben amalgamabili nel panorama internazionale. Remixarli è stato un vero piacere! Di gruppi italiani bravi ce ne sono un botto, che hanno come unico neo quello di essere appunto “italiani” e di partire svantaggiati rispetto a quelli americani o inglesi. Ci piace molto il sound di Death in Plains, His Clancyness, Dance for Burgess, Casa del Mirto… giusto per citarne qualcuno; hanno riscontri ovunque all’estero, ma in Italia rimangono sempre under-under-under»!

Ricordate qual è stato il vostro primo contatto con il mondo della musica? Cosa ascoltavate da piccoli?

«Per quel che mi riguarda ascolto musica da sempre, il primo contatto —oltre alle meravigliose sigle dei cartoni animati (ce ne sono di stupendeeeeee!)— l’ho avuto con DJ Television, ai tempi di Linus in Tv! Ho scoperto gruppi e musicisti incredibili (gli anni Ottanta, che Dio li benedica!). Ho sempre abitato in campagna lontano kilometri dai ritrovi della città, quindi passavo un sacco di tempo davanti alla Tv.
Poi sono arrivati i classici, con mio padre e mio zio, dai Beatles a i Pink Floyd..poi tutto! Da piccolo tutto»!

Chi sono Alessio e Danilo tolti i panni dei marinai?

«Uno lavora facendo il creativo, l’altro un piccolo artigiano con figlio a carico».

Leggete molto? Qual è stata l’ultima cosa che avete letto e quale invece quella che vi ha segnato l’esistenza?

«Mi piacerebbe leggere di più, ma ho sempre letto molto. Ora sto leggendo Grotesque di Natsuo Kirino.
Di letture influenti ce ne sono state tante, se dovessi scegliere a getto direi un manga meraviglioso di Osamu Tezuka, La stroria dei tre Adolf…capolavoro»!

L’effetto Polaroid oltre che essere presente nelle vostre fotografie rispecchia anche i vostri pezzi, ma ne possedete una vera (di Polaroid)? E perché poi? Nostalgia del passato e di tutte quelle foto dai colori un po’ opachi?

«La polaroid l’abbiamo. Purtroppo si fa molta fatica a trovare le pellicole, perché ormai sono fuori produzione!

Ci piace l’effetto sfuocato e sgranato delle foto, fa sembrare tutto più caldo e più intimo. Nostalgia? Sì tanta, per tante cose»…

Progetti futuri?

«Quest’anno dovrebbe essere un anno “buono”: a fine febbraio qualche data in Francia e Svizzera, presto un EP in vinile per l’inglese Tough Love Records e uno per l’italiana Mashhh Records, più altre cose in pentola … staremo a vedere nei prossimi mesi»!

Fate gli auguri a tutta la gente che dall’ODF han cominciato ad amare la vostra musica … e anche a tutti gli altri!

«Salutiamo tutti, spero che abbiate apprezzato le nostre canzoni! Trovate molti pezzi sul sito http://welcomebacksailors.bandcamp.com/, scaricabili gratis!»

I Welcome Back Sailors sul palco dell' Original Different Winter Festival 2010

Per Info cliccate qui: Welcome Back Sailors myspace, Don’t Tag Me photogallery .

Party Animals: finché ci sono c’è speranza. La storia di S.Boyz e Nerd Flanders.

di Chiara Berton

Finché ci sono party animals speranza c’è: noi ne abbiamo quattro divisi in due coppie: Mogol Bordello è lieto di presentare la super doppia intervista tra S.Boyz e Nerd Flanders,  giovani dj emiliani  che si stanno dando molto da fare per promuovere la loro musica,  ma per promuovere soprattutto la cultura elettronica nella Bassa!

Chi siete, da dove venite, che roba fate?

S.BOYZ: «Ciao! Siamo Gabriele Zeppieri Peterlini e Andrea Favali, entrambi di Reggio Emilia. Il nostro dj set svaria tra diverse sonorità, da quelle house più classiche e ritmate a quelle più moderne, mischiando sempre qualche suono funky e un po’ di french touch».

NERD FLANDERS: «Marco Campani e Paris Koumiotis sono entrambi di Reggio Emilia, anche se Paris è un meticcio italo-greco! Nei nostri dj-set cerchiamo di proporre una selezione il più possibile eclettica con componenti elettro-fidjet, richiami classic house music e qualche tocco di new wave. Variamo molto comunque in base alla location e all’umore».

Conoscevate ODF prima di finirci in mezzo? E quindi, come ci siete finiti in mezzo? Cosa ne pensate, vi siete divertiti?

S.B.:«Si, grazie ai ragazzi di Monoty, all’amicizia con i May-B dj’s e alla curiosità verso nuovi progetti e tendenze, ne eravamo a conoscenza  già dalla prima edizione! Veramente una gran bella esperienza che speriamo di poter ripetere»!

NF: «Siamo venuti a conoscenza dell’ODF dell’anno scorso proprio tramite Mogol Bordello e la relativa intervista, anche se purtroppo non siamo riusciti a partecipare! Monoty ha fatto da tramite quest’anno e ci ha permesso di partecipare, cosa che ci ha fatto particolarmente piacere visto che siamo particolarmente sensibili alle arti visive e musicali prodotti dalla sottocultura giovanile delle nostre zone! Non a caso durante l’evento WOW che organizziamo, cerchiamo sempre di dare spazio ad artisti della zona che spesso si trovano in seria difficoltà ad emergere a Reggio Emilia e in Italia in generale».

Entrambi avete frequentato club storici come il Maffia o l’Adrenaline, in che modo questi hanno contribuito alla vostra formazione?

S.B.: «Sono entrambi locali che hanno profondamente segnato la nostra formazione culturale, locali che fin da giovanissimi abbiamo sempre frequentato. Circa 4 anni fa poi c’è stata la svolta chiamata Poker Room, un progetto che è nato proprio tra le mura dell’Adrenaline prima e del Maffia poi, assieme ai Nerd Flanders e ad altri nostri amici. Proprio grazie a questo progetto abbiamo potuto calcare le consolle di questi due storici club, anche in serate veramente calde! Esperienze meravigliose che rimarranno sempre nei nostri cuori»!

NF:«I locali che avete citato sono stati la nostra casa per diverso tempo, e ne andiamo particolarmente fieri visto la storia imponente che hanno accumulato (purtroppo le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato nel proporre la nostra musica sono dovute alla presenza ingombrante a Reggio Emilia dell’etichetta Folies de Pigalle che difficilmente aiuta a promuovere il proprio stile senza scadere nella brutta copia)!

A quei  tempi non suonavamo ancora insieme, ma all’inizio della nuova esperienza al Tunnel Club (fine 2009), quasi per caso abbiamo  deciso di iniziare questo nuovo progetto Nerd Flanders, sviluppando una strana intesa fatta di attriti e punti di vista differenti, che in qualche modo è riuscita a durare fino ad ora»!

Fate parte tutti quanti del progetto WOW, ci spiegate in cosa consiste e cosa significa per voi?

S.B:«Questo lo lasciamo spiegare a Paris che in quanto a dialettica è sicuramente più bravo»!

NF: «Wow è un progetto che ha preso il via quest’anno e che sta cercando di evolvere, stimolando il pubblico con input musicali, visivi, performance di artisti di strada, interazioni fotografiche e altri contenuti che diano una forte impronta ad una serata che riteniamo unica nei dintorni (anche se continuamente migliorabile)!

Stiamo cercando di fortificare il lavoro fatto in passato, come Poker Room, e il fatto di essere amici, prima ancora che collaboratori, ci ha permesso di lavorare insieme in questi anni affrontando frizioni quotidiane e punti di vista differenti, che ci accompagnano quotidianamente, con dei semplici “vaff..”.

Siamo tutti molto giovani e ciò è sempre stato mal visto dalle organizzazioni concorrenti e dai gestori dei locali, ma siamo sempre andati dritti per la nostra strada a costo di sbattere ogni tanto la testa contro il muro»!

Nell’ultimo periodo la sottocultura elettronica reggiana ha avuto ampio spazio, soprattutto in città, possiamo definirla quasi del tutto emersa o c’è ancora molto lavoro da fare?

S.B.:«Sicuramente rispetto ad un anno e mezzo fa qualcosa si è mosso, anche se la chiusura di un locale come il sopraccitato Maffia, non ha certo aiutato lo sviluppo di interessi di questo genere. La strada è ancora molto lunga e il fatto che Reggio non sia una grande città sfavorisce questo tipo di cultura alternativa».

NF:«Pensiamo che la sottocultura ci sia, ma pensiamo anche che faccia fatica ad emergere poiché il pubblico reggiano preferisce la serata “sottovuoto” con il “waka-waka” di turno, i tavoli con le ragazze accoglienti e la selezione all’ingresso, piuttosto che uscire di casa per esplorare nuove sonorità, situazioni e gruppi. Diciamo, generalizzando, che la presenza di una cultura paesana e la noia cronica che affligge i giovani , sono due  grossi nemici per tutti gli artisti e gruppi che vogliono emergere, costringendoli a guardare spesso altrove».

Vi ricordate il momento esatto in cui avete capito che volevate fare musica?

S.B.:«Di preciso no. Probabilmente una sera, due casse, una consolle, un bravo dj e qualche cocktail di troppo hanno fatto scattare la scintilla! Andrea più o meno in terza superiore pocciando con Music Maker»!

NF: «Marco ha iniziato ad avvicinarsi alla consolle quando il Maffia si trovava nel pieno del suo splendore musicale, proponendo i più grandi djs ed artisti del momento;  da quel momento, affascinato dalle nuove sonorità che poteva apprezzare, si è immerso in tutto quello che il panorama underground offriva.

Paris ha vissuto l’infanzia immerso nella musica, dal momento che il padre è un cantautore, e visto che già in tenera età era stato affiancato al pianoforte; una lunga pausa da ogni tipo di strumento musicale è stata interrotta dal fascino della console che si è impadronita di lui quasi dieci anni fa».

Cosa ascoltavate da piccoli e cosa ascoltate invece ora?

S.B.: «Andrea è sempre stato un fan di Freddy Mercuri, io di Max Pezzali! Adesso non si contano gli artisti che ci piacciono…sono troppi! In giro nonostante ci sia un gran casino tra etichette discografiche e musica digitale ci sono un sacco di grandi artisti ancora troppo poco valorizzati»!

NF:Marco a 14 anni impazziva per Limp Bizkit e Linkin Park. Ora invece è continuamente affascinato da tutto ciò che è daftpunkiano.

Paris a 14 anni ascoltava Enya e Michele Zarrillo. Ora invece sposta l’orecchio dai Jefferson Airplane agli Arctic Monkeys, da Fever Ray ai Bloc Party, dai Pink Floyd ai Pendulum, da Jamie T agli Ac/Dc».

Il prossimo viaggio da fare?

S.B.:«Sicuramente vorremmo fare Londra e il WMC a Miami, ma viaggiamo spesso insieme e siamo entrambi molto appassionati di festival, che a livello europeo sono molto frequenti , quindi sicuramente con l’arrivo dell’estate ne cercheremo qualcuno»!

NF: «Marco andrà al Tomorrowland Festival in Belgio. Paris andrà a Marrakech».

Chi siete tolta la maschera del dj?

S.B.: «Andrea è un rispettabile neo-laureato che lavora presso una famosa ditta di pubblicità, io sono alle dipendenze di mio padre!».

NF: «In realtà la maschera non ce la togliamo proprio perché ci sentiamo a nostro agio sul palco come nella vita di tutti i giorni, ci definiamo due party animals. Nella vita di tutti i giorni, oltre a non bere cosi tanto, lavoriamo a testa bassa e cerchiamo di incanalare la nostra energia in tutto ciò che ci piace».

Piani per il futuro?

S.B.:«Sicuramente tra i prossimi progetti c’è in primis un tentativo nel campo discografico, è già un po’ di tempo che ci siamo a dietro ma x vari motivi ancora non siamo riusciti ad arrivare dove vorremmo.Oltre a questo i progetti più in grande sono relativi a WOW, party nel quale crediamo al 100%. Il sogno è quello di riuscire a realizzare un grande festival all’aperto con le più svariate iniziative, magari insieme ad Original Different Festival…. Sarebbe bellissimo!

NF: «Girare, girare e girare portando il nostro verbo in giro».

Cosa pensate dei S.BOYZ/NERD FLANDERS?

S.B.:«Quando vanno d’accordo ci sanno anche fare»!

NF:«Gli S.Boyz stanno seguendo la strada giusta. Fate schifo, ma a volte l’impegno sopperisce la mancanza di talento»!

Dall' alto: Nerd Flanders e S.Boyz impegnati nel WOW tour.

Per info cliccate qui: S.Boyz myspace e Nerd Flanders myspace .