I Welcome Back Sailors sono una roba strana.

Testo di Chiara Berton, fotografie di Silvia Crema per Don’t Tag Me .

Il live dei Welcome Back Sailors è stato indiscutibilmente il più carismatico dell’’Original Different Festival: girando tra i ragazzi mentre li ascoltavano ho notato con piacere quanto fossero tutti confusi e stupefatti allo stesso momento. Molti fanno ancora fatica a definire “band” qualcosa che non abbia una colonna vertebrale cbb (chitarra-batteria-basso), ma loro quella sera hanno rotto questo  tabù.

Purtroppo non sono alieni, e nemmeno crucchi. Sono marinai italiani particolarmente emiliani e avanguardisti, quindi non ci sono scusanti: leggete cosa ci raccontano e poi andate ad ascoltarli!

Cosa ricordate di quella sera all’ODF?

«Sinceramente eravamo un po’ confusi anche noi…magari le persone non si aspettavano certe sonorità o certe atmosfere. Per qualche momento abbiamo creduto che suonare la nostra musica o raccontare delle
barzellette in polacco avrebbe elargito lo stesso effetto!

Stupenda la location e l’installazione, forse non eravamo nella situazione adatta per suscitare i riscontri migliori…ma va bene così»!

Come siete venuti a conoscenza del festival, e cosa ne pensate?

«Conosciamo i ragazzi dell’Original da un po’ di tempo e li stimiamo molto! Sono tutti dei bravi ragazzi, carichi e motivati! Ce ne fossero di iniziative del genere nella sonnacchiosa Bassa! Purtroppo nella nostra zona si parte sempre da -10…cioè, ovunque cose carine sono accolte in maniera positiva, qui invece c’è sempre un sacco da lavorare»!

Quanto influenza il vostro modo di essere artisti il fatto di essere emiliani?

«Direi quasi niente, se non magari nel sorseggiare un bicchiere di lambrusco a fine concerto».

Avete appena pubblicato un nuovo album; come sono nate Other Directions e About Us? C’è qualche cosa, qualche persona, qualche luogo in particolare che vi ispira quando componete?

«I pezzi in questione sono usciti da poco per BEKO-Dsl, una label francese con cui lavoriamo sempre bene. Come tutti i nostri pezzi nascono al momento, spesso da un giro che frulla in testa o da un accordo che ci piace. Sicuramente tanto dipende dalla giornata, da cosa abbiamo visto, da quello che abbiamo letto o ascoltato. È la quotidianità la nostra fonte di ispirazione».

Avete mixato Gone to sea degli A Classic Education, qual è il vostro parere sulla loro musica? Ritenete ci siano altre band del loro calibro nella scena nazionale?

«Gli ACE sono dei buoni amici che abbiamo sempre apprezzato, ci sono sempre piaciuti e ci supportiamo spesso a vicenda. Con loro abbiamo sempre organizzato l’Handmade, un festival di musica indie che ogni primo maggio anima la campagna guastallese. Sono un gruppo che ha sempre saputo distinguersi per sonorità ben amalgamabili nel panorama internazionale. Remixarli è stato un vero piacere! Di gruppi italiani bravi ce ne sono un botto, che hanno come unico neo quello di essere appunto “italiani” e di partire svantaggiati rispetto a quelli americani o inglesi. Ci piace molto il sound di Death in Plains, His Clancyness, Dance for Burgess, Casa del Mirto… giusto per citarne qualcuno; hanno riscontri ovunque all’estero, ma in Italia rimangono sempre under-under-under»!

Ricordate qual è stato il vostro primo contatto con il mondo della musica? Cosa ascoltavate da piccoli?

«Per quel che mi riguarda ascolto musica da sempre, il primo contatto —oltre alle meravigliose sigle dei cartoni animati (ce ne sono di stupendeeeeee!)— l’ho avuto con DJ Television, ai tempi di Linus in Tv! Ho scoperto gruppi e musicisti incredibili (gli anni Ottanta, che Dio li benedica!). Ho sempre abitato in campagna lontano kilometri dai ritrovi della città, quindi passavo un sacco di tempo davanti alla Tv.
Poi sono arrivati i classici, con mio padre e mio zio, dai Beatles a i Pink Floyd..poi tutto! Da piccolo tutto»!

Chi sono Alessio e Danilo tolti i panni dei marinai?

«Uno lavora facendo il creativo, l’altro un piccolo artigiano con figlio a carico».

Leggete molto? Qual è stata l’ultima cosa che avete letto e quale invece quella che vi ha segnato l’esistenza?

«Mi piacerebbe leggere di più, ma ho sempre letto molto. Ora sto leggendo Grotesque di Natsuo Kirino.
Di letture influenti ce ne sono state tante, se dovessi scegliere a getto direi un manga meraviglioso di Osamu Tezuka, La stroria dei tre Adolf…capolavoro»!

L’effetto Polaroid oltre che essere presente nelle vostre fotografie rispecchia anche i vostri pezzi, ma ne possedete una vera (di Polaroid)? E perché poi? Nostalgia del passato e di tutte quelle foto dai colori un po’ opachi?

«La polaroid l’abbiamo. Purtroppo si fa molta fatica a trovare le pellicole, perché ormai sono fuori produzione!

Ci piace l’effetto sfuocato e sgranato delle foto, fa sembrare tutto più caldo e più intimo. Nostalgia? Sì tanta, per tante cose»…

Progetti futuri?

«Quest’anno dovrebbe essere un anno “buono”: a fine febbraio qualche data in Francia e Svizzera, presto un EP in vinile per l’inglese Tough Love Records e uno per l’italiana Mashhh Records, più altre cose in pentola … staremo a vedere nei prossimi mesi»!

Fate gli auguri a tutta la gente che dall’ODF han cominciato ad amare la vostra musica … e anche a tutti gli altri!

«Salutiamo tutti, spero che abbiate apprezzato le nostre canzoni! Trovate molti pezzi sul sito http://welcomebacksailors.bandcamp.com/, scaricabili gratis!»

I Welcome Back Sailors sul palco dell' Original Different Winter Festival 2010

Per Info cliccate qui: Welcome Back Sailors myspace, Don’t Tag Me photogallery .

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