Marco Rossi e la percezione del colore

di Valeria Borelli

Il giovane artista Marco Rossi nasce a Viadana (MN) il 19 gennaio 1989. Inizia a dipingere nel 2000 ai tempi della seconda media, quando a scuola realizza i primi esperimenti pittorici e, contemporaneamente, si accosta al panorama dell’arte. Sono due i momenti salienti all’origine della sua passione: nel 2001 a Casalmaggiore (CR) rimane colpito dalla mostra di Giancarlo Bargoni e nel 2003, sempre al Museo S. Chiara della cittadina casalasca, si reca a vedere la mostra di Peter Casagrande. Qui Marco conosce di persona i due artisti. Per il primo ogni scelta formale è legata alla trasformazione continua della materia dentro lo spazio della pittura, slanci e tumulti interiori si generano nelle strutture fluide della memoria, al contrario il secondo artista vuota lo spazio di ogni essere figurato e lo fa nascere solo tramite il colore.

Marco è un artista poliedrico che non teme di seguire differenti direzioni esprimendosi ogni volta in modo differente. Un talento giovane che cerca di esprimersi su più fronti, sempre considerando il committente dell’opera e il contesto nel quale questa verrà inserita. Grazie al colore fluo realizza opere vivaci, mentre nelle tele in cui il colore si fa più violento, materico e contrastante esprime qualcosa in cui crede fermamente. E ci riesce bene. Il suo esordio nel panorama artistico non tarderà a farsi sentire!

Cosa ti ispira quando disegni? Raccontaci qualche momento particolare.

«Parecchio tempo fa stavo guardando alla TV una partita di calcio del Mantova, che stava giocando decisamente male, perciò decisi di fare un po’ di zapping tra i miei canali di musica preferiti. Rimasi colpito su Rock Tv dal video di Jack White e Alicia Keys della sigla 007. Lo schermo era invaso di onde che assomigliavano a colate nere. Decisi di lasciar perdere la TV e prendere in mano il pennello. Fu così che nacque “Evil”, il dipinto in cui decisi di cospargere la tela di colate nere, rappresentanti il dilagamento del male che inonda e infetta il bene. Molti altri dipinti sono nati con simili ispirazioni legate alla vita di tutti i giorni alcuni invece hanno una gestazione legata al tipico approccio dell’Action Painting. A volte mi metto semplicemente davanti a una tela bianca e lascio che la mia mente mi guidi nella scelta e nel modo di utilizzo dei colori, lascio che la parte inconscia della psiche si esprima. Il mio fine in questi casi non è rappresentato da una realtà oggettiva o soggettiva, ma voglio semplicemente esprimere una tensione che sento dentro, preoccupandomi di valorizzare al meglio il colore, grande protagonista del quadro, e l’atto fisico del dipingere».

So che hai venduto molti quadri ad amici, e non solo…

«Si, gli stimoli per dipingere spesso provengono dai miei amici che, girando per casa o giù in taverna, spesso rimangono colpiti da qualche opera e non mancano di “commissionarmi” tele. Il metodo è semplice, loro mi si rivolgono la gran parte delle volte con la classica formula del: “fai  un quadro pensando a me”! Quindi procedo accostando un’esplosione di vari colori ad un carattere vivace e brillante».

Quali maestri del passato ritieni predominanti nella tua formazione artistica?

«Mi sono confrontato con diverse correnti artistiche tardo-ottocentesche e novecentesche: dal celebre Impression, Soleil Levant alle ninfee di Monet, dai Girasoli di Van Gogh ai maestri della Pop Art, quali Andy Warhol e Roy Lichtenstein, a omaggi ai cartoni animati come i Simpson e ai grandi miti musicali, primi tra tutti Ac/Dc, Kiss e Bluvertigo. Ma il percorso su tela non è l’unica strada che ho seguito; infatti mi sono cimentato in un nuovo progetto, ovvero dipingere con colori fluoacrilici un mezzobusto da esposizione. Su questo ho raffigurato personaggi di varia ispirazione il cui filo conduttore è rappresentato principalmente dai  personaggi dei cartoni animati. Tra le influenze artistiche che sento più vicine a me colloco l’Arte Informale, l’Action Painting e la Pop Art, mentre a livello dei singoli artisti prediligo Monet, Richter, Vedova, Andy e i già citati Bargoni e Casagrande».

Per quanto riguarda la  tecnica pittorica, quali sono i materiali che prediligi?

«Prediligo principalmente l’olio su tela, i colori puri in polvere,  gli acrilici ed i fluoacrilici,  ai quali in alcuni casi accosto materiali di vario genere, quali corde di chitarra,  pezzi di carbone, trucioli metallici e legno.  La mia è una pittura polimaterica».

Marco Rossi con una sua opera.

 

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