Archivio mensile:febbraio 2011

White Widow: la Mantova hip hop.

di Chiara Berton

Con sommo ritardo e appena in tempo per il primo compleanno di Mogol Bordello ecco pronta l’intervista fatta ai White Widow, duo hip hop mantovano che ha calcato più di cinquanta palchi da Milano a Catanzaro e si appresta a conquistarne altrettanti con la prossima uscita dell’ultimo lavoro Liberati.

Chi sono, come e quando nascono i White Widow?

«I White Widow sono Teo e Saro; nascono nel 2002 a Mantova: dopo essersi incontrati su un campetto da basket scoprono che Teo aveva in un cassetto tante pagine con scritte delle cose, e che Saro aveva tante musichette in un altro cassetto, e cosi decidono di mettere insieme i cassetti e creare un po’ di musichette parlanti. Da allora abbiamo continuato in questo modo».

Il motivo di questo nome così erbaceo?

«Il nome nasce ovviamente dall’incontro con l’erba in una notte olandese del 2003, ma ci è piaciuto per una serie di motivi, l’idea della vedova bianca , cioè la vedova nera albina, e quindi l’immagine del ragno, le “W” multiple da utilizzare in svariati modi, e l’immagine che scaturì allora, quella di una vedova vestita di bianco, cosciente del passato in quanto vedova ,ma protratta verso il futuro come indica l’abito bianco più adatto ad un matrimonio. Un po’ come vuole essere la nostra musica, poi a voi il giudizio»…

Nel 2009 LA TESTA SU viene scelto dai Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista come colonna sonora per la campagna elettorale nazionale per le europee. Come l’avete presa?

«Siamo entusiasti che la nostra musica sia stata scelta come colonna sonora per un evento così importante, anche se nelle nostre canzoni non trattiamo di politica e non ci schieriamo né da una parte né dall’ altra, parliamo di situazioni, di momenti. In questo caso non siamo stati scelti per affinità politiche ma semplicemente perché il nostro motto era “Tieni la Testa Su”, non abbatterti davanti alle difficoltà, e il partito voleva trasmettere lo stesso messaggio ai propri elettori, e cosi ci siamo trovati d’accordo»!

La vostra è stata definita musica “fatta per muovere culi e smuovere teste”: quanto conta per voi l’impegno sociale? Cosa ne pensate della situazione attuale dei giovani (studenti e lavoratori) italiani?

«L’impegno sociale è importantissimo, ma come abbiamo già detto non lo vediamo veicolato dalla politica. L’artista con la sua musica ha la possibilità di trasmettere messaggi e arrivare alle persone ma è inutile uniformarsi a priori ad un pensiero politico annullando la propria visione personale istante per istante, dal momento inoltre che la politica ha già tutti i canali a disposizione per diffondersi. La musica può mettere in risalto le posizioni e i pensieri del popolo, i politici dovrebbero prendere spunti da questi spezzoni di vita narrati per estrapolare le norme più giuste per guidarci. Ad ognuno il suo lavoro. Già oggi i giovani sono costantemente spinti ad uniformarsi a degli standard di immagine e comportamento, la comunicazione è diventata molto subdola e si fa fatica a distinguere i messaggi promozionali dall’intrattenimento, la politica dal gossip e via discorrendo, servirebbe un po’ di chiarezza nelle parole che ci vengono dette, e noi che facciamo musica, oltretutto rap, di parole e di chiarezza dobbiamo metterne abbastanza».

Negli ultimi anni l’Hip Hop made in Italy ha fatto passi da gigante, ciononostante continua ad essere guardato con uno stereoscopio. Voi sembra siate riusciti, nella “sempliciotta” provincia mantovana, ad avvicinare molte persone. Credete ci sia una cultura “underground” alquanto radicata nella Bassa?

«Parlare di cultura HipHop radicata sarebbe un po’ eccessivo: esistono delle realtà storiche soprattutto nella zona di Parma, ora invece ne stanno nascendo molte nuove in tutte le province. Mantova per esempio da anni coltiva una cultura fortissima per il ballo HipHop e da qualche anno, grazie anche al movimento creato da noi, la parte musicale ha iniziato a crescere esponenzialmente. La cultura HipHop ha naturalmente una capacità intrinseca a svilupparsi in aree metropolitane quindi differenti dalla nostra tipologia, ma ad oggi non esitiamo ad affermare che le realtà emergenti più interessanti stanno crescendo nelle località di provincia, forse perché meno soggette all’omologazione generale degli stili e dei temi che invece sta colpendo la periferia milanese per esempio».

Da quello che ho sentito dire producete tutto (video, pezzi, etc) in casa. Quanto è importante il sostegno di chi vi sta intorno?

«Sì, produciamo tutto noi anche perché ci affidiamo alla struttura che nel tempo ci siamo creati.
Infatti nel tempo, fare musica, video, organizzare concerti ecc è diventata una professione, Saro dopo essersi laureato in “Recording Arts” a Milano ha aperto uno studio di registrazione e un agenzia che si occupa di videoclip, grafica, e organizzazione di eventi chiamata ArtLab Studio, per questo è venuto naturale affidare a noi stessi tutto il lavoro che sta alla base di un progetto musicale. E poi c’è da dire che cosi facendo possiamo contare su una famiglia più che su dei colleghi e per noi l’ambiente familiare è fondamentale per dare vita alle nostre idee».

Al primo impatto sembrereste quasi i “Dogo di nüantar”: video musicali curati, modo di porsi e presentarsi; tutto ciò si lega comunque alla scena “gangsta mutha fucka” che attira le orde di ragazzini e sembra andare alla grande, ma cosa è rimasto dell’idea musicale portata avanti da altri rapper come Kaos One o Gruff?

«Beh, il parallelo non ci garba moltissimo ma possiamo sorvolare… curare l’immagine non significa tralasciare per forza il contenuto e viceversa. Crediamo che il nostro progetto cerchi un equilibrio tra le due strade, del resto noi suoniamo insieme da 8 anni e ascoltiamo questa musica da molto prima (quando il rap non se lo filava quasi nessuno), il fatto che oggi funzioni ci aiuta, ma non ci ha deviati da ciò che abbiamo sempre fatto.

A livello musicale dell’HipHop di Kaos e Gruff è rimasto ben poco, ma è la naturale evoluzione delle cose. Sarebbe come lamentarsi del fatto che c’è poco rock di Elvis nel suono dei Metallica! Quello che spaventa è che nella massa nuova che si avvicina a questo genere non c’è più molto interesse per i messaggi lasciati dai rapper, per le storie narrate e per i sentimenti raccontati, ma l’attenzione viene catturata dalla parolaccia, dal giubbotto o dall’attitudine. Questo è più triste, ma non lo voglio demonizzare, fa parte anche del percorso naturale di crescita di un 15 enne (sotto i palchi del rap di 15enni ce ne sono moltissimi!) che col tempo avrà bisogno anche di altro! L’importante è che nell’underground sopravvivano realtà che possano portare avanti l’attenzione per i contenuti, i valori, e la musica, del resto se negli anni Novanta non ci fossero stati gli Articolo 31 (che comunque di qualità ne avevano moltissime) difficilmente avremmo scavato per scoprire Bassi Maestro, Sangue Misto, Kaos ecc».

I Quarter Past One nella loro intervista hanno sollevato un problema molto importante: nel mantovano non ci sono molte band o artisti, ma quei pochi fanno molta fatica a collaborare e di conseguenza non si riesce a creare una scena culturale solida nella città, che invece potrebbe essere stupefacente e veramente innovativa. Qual’è la vostra?

«Hanno ragione, però devo spezzare una lancia in favore del nostro genere, l’HipHop, la tanto famosa fratellanza inneggiata da noi, un po’ esiste davvero. Nella nostra realtà cittadina più o meno tutti i gruppi appartenenti a questa corrente collaborano negli eventi organizzati, come ad esempio nell’evento che abbiamo creato al Palabam di Mantova il 19 e 20 Novembre (2h2night), e si scambiano partecipazioni nei dischi, e anche quando siamo in giro a suonare da Nord a Sud troviamo moltissime persone disposte a collaborare, scambiare, creare ecc. Lavorando nella musica ho notato che ambienti come il rock e il metal sono più chiusi, ma è una questione di cultura, forse se iniziassero anche loro a creare collaborazioni nei dischi tra gruppi amici, fare jam in pubblico ecc nascerebbe qualcosa di più grande».

Quali sono i vostri progetti futuri?

«Quello di finire il nuovo disco Liberati per vedere se questo 2011 potrà darci una risposta ancora maggiore, allargando gli orizzonti delle nostre date e del nostro pubblico».

Volete salutare qualcuno?

«Ovviamente tutti i nostri fans e tutti quelli che verranno: LEGALIZE WHITE WIDOW MUSIK»!!!

 

 

Un ringraziamento particolare va a Giovanni (da Berlino e a modo suo) e a Bozz che mi hanno aiutato nella creazione delle domande.

Per info: WW facebook.

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