Archivio mensile:marzo 2011

Diego e Davide: la vita fuori dalla Bassa.

di Chiara Berton

Abbiamo voluto azzardare. Abbiamo voluto intervistare due perfetti sconosciuti. Diego e Davide. Dalla Germania e dalla Spagna. Due grandi amici di Mogol Bordello che ci spiegano come si sta lontani dall’Italia. E ovviamente dalla Bassa.

Chi sei, da dove vieni, dove sei in questo momento, da quanto tempo e perché sei lì?

DAVIDE: Ehi ciao, sono Davide. In questo momento sono su un sofà verde nel salotto di casa a Madrid. Sono qui in erasmus da quasi 7 mesi ora che mi ci penso.

DIEGO: Posso dire con una certa sicurezza di chiamarmi Diego e di essere nato a Mantova 23 anni or sono. Al momento mi trovo nella biblioteca dell’ Università di Kassel, nella regione Assia, nel mezzo di una valle a sua volta nel centro esatto della Germania; sono qui perché assegnatario della borsa di mobilità Europea, cioè sto bevendo un sacco di birra in Erasmus ed è una figata! Mi trovo  qui oramai da cinque mesi.

Perché hai scelto proprio questa città?

Un elegantissimo Diego-gigolò in un locale a Kassel.

DAV: In realtà ci sono due ragioni e opposte. Una prima e una dopo essere arrivato qui. Prima non conoscevo quasi nulla della cultura spagnola e decisi di vivere la mia esperienza Erasmus in una capitale europea; i posti disponibili indicavano Madrid come città destinazione e quindi, per coronare il cliché (agli occhi di chi non ci ha vissuto) decisi che era la mia destinazione. Ora che sono qui, consiglierei questa città per la possibilità di conoscere gente giovane (anche dentro) di ogni situazione e nazionalità dalla quale imparare davvero un sacco.

DIE: La verità è che avevo la media troppo bassa per puntare a una città che non avesse meno del 20% di disoccupazione, che non fosse la città con più alto tasso di abitanti turchi e conseguente orientamento politico della popolazione tendente all’estrema destra.

Ti ricordi i primi giorni del soggiorno?

DAV: Con un po’ di foschia, sì. Ero davvero smanioso di conoscere la lingua prima di tutto e quindi di farmi un gruppo di sole persone che parlassero spagnolo. Ho evitato ogni ambiente Erasmus per potermi “mascherare” tra la gente di qui. Penso che sia innegabile che l’approccio tra due persone sia molto diverso se si utilizza una lingua il cui significato delle espressioni più comuni sia familiare ad entrambi. Stabilisce una connessione più profonda.

DIE: C’era il sole e tanti negozi di Kebab, che ci sono ancora.

Come si divide la tua giornata? Cosa fai nel tempo libero?

DAV: In realtà faccio fatica a ritagliare tempo libero qui. O per lo meno a considerarlo tale. Madrid è una città dai ritmi abbastanza frenetici, è difficile tenere il passo con la città. Sfrutto ogni occasione che ho per imparare cose nuove da una cultura e uno stile di vita che, seppur fratello, è differente in molti aspetti da quello italiano. E quindi più che tempo libero lo vedo come tempo dedicato a sfruttare questa esperienza. Le mie giornate sono così diverse l’una dall’altra che una delle poche cose in comune a tutte è l’università e la vita notturna alla ricerca di buona musica e compagnia.

DIE: Diciamo che la mia giornata, consistendo principalmente in tempo libero, non ha una vera è propria suddivisione; mi alzo (se mi alzo), frequento un paio di corsi e poi vengo in biblioteca a leggere, studiare, public relations e mangiare dei Gummibärchen (orsetti di gomma). Qui le serate sono il mercoledì, talvolta il giovedì, e ovviamente il weekend. Ci sono più locali di musica dal vivo a Kassel che in tutta la provincia di Mantova e Verona messe insieme, anche se devo dire che il prezzo dei concerti è sempre un po’ altino.

Cosa ti affascina della gente e della cultura, e cosa invece non riesci proprio a sopportare?

DAV: Beh, della gente mi sta colpendo molto la spensieratezza. Ma nel senso più libero, non  menefreghista. L’ora di staccare dal lavoro, di trovarsi con i propri amici, di divertirsi raramente viene intaccata dalle preoccupazioni di tutti i giorni. Non so se ci sia qualcosa che proprio non riesco a mandare giù, forse alcuni aspetti di questo modo di fare che alle volte può sembrare abbastanza surreale.

DIE: Sono venuto in Germania con grosse aspettative che purtroppo in parte sono state tradite,  mi spiego: dal punto di vista universitario nulla da dire, ci battono 10 a 0 senza ombra di dubbio, i corsi sono organizzati meglio, i pachidermi burocratici italiani sono un brutto ricordo (anche se, aimè, ancora per poco) e lo studente in genere ha molti privilegi economici, e soprattutto non ci sono politici che ti danno del bamboccione. D’altra parte per quanto riguarda i tedeschi ho dovuto constatare una certa freddezza generale nelle relazioni umane, con una filosofia del tipo “Ti ospito, sei il benvenuto, ti posso pure aiutare ma non ti allargare con la confidenza”, cosa che per me italiano e pure terrunciell’ è fuori da ogni ottica. In particolare una cosa che non riesco a tollerare è che la maggior parte di quelli che abitano negli appartamenti con altra gente (vd. Uno dei miei due coinquilini) si rinchiudono nella loro stanza TUTTO il giorno e mangiano pure lì. Manca il condividere uno spazio comune che sia una cucina, un salotto, pure nelle case in cui questi spazi ci sono.

Le novità che hai scoperto e che porteresti in Italia o nella Bassa?

DAV: In realtà restringendo il campo alle novità più grandi non posso dire che siano delle totali novità per l’Italia o per la Bassa. Credo semplicemente che i giovani italiani avendo poco spazio, o non volendoselo prendere, nella partecipazione attiva ed esposta della vita culturale, abbiano l’impressione che i giardini dei vicini siano più verdi del nostro. Molte delle cose che ho conosciuto qui per la prima volta potrebbero appartenere benissimo all’immaginazione e alla creatività di un giovane italiano, con questo non voglio dire che la Spagna sia il paese delle meraviglie dove tutto è possibile. È solo che, per quanto ho potuto constatare finora, i madrileñi e la gente in Madrid in generale fa di tutto per portare a termine i propri progetti ispirati alla propria inclinazione, alla propria personalità. E nemmeno voglio dire che in Italia manchi gente di questo tipo: credo solo che molti dei giovani italiani abbiano la convinzione di non avere voce in capitolo e pensano che è così che deve essere.

DIE: Importerei il fatto che qui la scena musicale è talmente attiva che si suona dal lunedì alla domenica e la gente paga un biglietto anche per sentire il gruppo di perfetti sconosciuti. C’è ancora quella cosa chiamata curiosità che da noi nella bassa è stata spazzata via dall’ultima alluvione del Po nel 1951. E Kassel è anche una della città più malcagate sotto questo punto di vista: non oso immaginare Berlino, Amburgo o Francoforte.

Che musica stai ascoltando in questo periodo?

DAV: In questo periodo sto ascoltando diversi gruppi. Credo che un elenco sarebbe davvero noioso e mi piacerebbe discutere e avere lo spazio di condividere il perché del fatto che li sto ascoltando. Per dare qualche nome ultimamente ascolto: Gold Panda | The Whitest Boy Alive | Someone still loves you Boris Yeltsin | Scuola Furano | YACHT | Fujiya & Miyagi (anche se l’ultimo album ancora non mi convince) | Trentemøller | Vitalic oddio non mi fermerei mai.. Ah aspetta anche Moderat, Squarepusher e Junior Boys, LCD soundsystem, e qualche pezzo di Micachu e Mount Kimbie. Alla fine sono riuscito a stilare la lista della spesa.

DIE: In questo periodo un po’ jazz dal momento che il mio coinquilino (non quello che mangia in camera, l’altro) è un jazzaro incallito. Poi come al solito di tutto, gli ultimi tre dischi che ho ascoltato sono  No cities left dei The Dears , Emilie Simon di Emilie Simon, A higher place dei Born of Osiris  e il best of di Django Reinhardt.

Davide su un divano in Plaza Mayor a Madrid.

E cosa mangi? Mangia bbastanza??

DAV: Mangio.. Sì mangio. Però non mi rilassa molto cucinare e nemmeno sono molto bravo, quindi generalmente mi affido ai baretti di Madrid che si prendono buona cura di me quando sono affamato e il frigo è vuoto.

DIE: Il cibo come mi aspettavo è un tasto dolente, faccio spesa al LIDL e non so di preciso cosa mangio, me ne fotto della diossina e mangio anche le uova e bevo un sacco di birra.

Come descriveresti la Bassa se qualcuno te lo chiedesse?

DAV: Non saprei. In realtà ho avuto l’occasione di fare un weekend in Italia con un ragazzo di Madrid che è rimasto molto impressionato. Non nel bene o nel male ma da come è difficile spostarsi tra città importanti come Bologna e Milano. Ho provato a descrivere la Bassa a qualcuno qui, ma è una realtà talmente diversa da quella della gente che ho conosciuto (anche semplicemente nelle dimensioni delle città) che è quasi impossibile far capire quello che davvero è. La prima cosa che direi è la cosa che più influenza la mia vita di tutti i giorni: il clima, quello della Bassa è inaffrontabile. Poi gli racconterei la situazione giovanile della provincia di Mantova (dove vivo) e concluderei il discorso proponendo un altro cocktail per scacciare la nebbia mantovana dai miei pensieri.

DIE: Con Google Earth, che ho scaricato l’altro giorno e alla domanda del mio amico spagnolo: “Ma c’è solo campagna?” la mia risposta è stata “Anche nebbia: nebbia e campagna”.

Hai nostalgia di qualcosa in particolare?

DAV: Sì. Dei miei compagni italiani, della possibilità di condividere con loro le esperienze che sto vivendo qui. Poi delle lasagne di mia madre e dei capeletti, ovvio. In effetti in questa settimana sono tutti qui a trovarmi, gli amici non le lasagne. Stiamo facendo i test di città europee nella speranza di trovarne una che incontri i gusti della maggioranza.

DIE: L’unica cosa per la quale non resto più tempo è il gruppo (Quarter Past One) con il quale stiamo pianificando il tour del disco al mio ritorno, con qualche puntata estera qui in Germania, speriamo vada tutto in porto!

Quando tornerai?

DAV: Tornerò a metà giugno, per dare esami in Italia. Traumatico.. Ma sicuramente con gli occhi più aperti.

DIE: Torno verso la fine di marzo, il 1° aprile abbiamo la prima data del tour!

Ultima domanda: che effetto fa vedere l’Italia da fuori?

DAV: L’Italia da fuori è davvero surreale. Un punto di vista all’estero evidenzia e da maggior contrasto ai controsensi di una società che soffoca le minoranze e i movimenti culturali minori per dare spazio al pensiero di maggior comodità generale. Nessuno sforzo per pensarla diversamente e nessuno sforzo per almeno ottenere gli strumenti per poterlo fare. So che sono una accozzaglia di luoghi comuni ma non trovo altre parole per descrivere quello che penso. Vivendo qui ho smesso di pensare e rimuginare su casa. I miei punti di contatto rimangono i quotidiani…e nemmeno tanto ora che più leggo testate e più non ci credo.

DIE: Questa è una domanda da un milione di dollari. In questo momento direi che per le vicissitudini politiche fa una tristezza terribile, specialmente quando devi spiegare ai tuoi amici di tutta Europa perché ci sia ancora B. D’altra parte non posso dire che l’Italia non mi manchi, sono un tipo decisamente nostalgico. Da parte degli stranieri c’è un rapporto strano con l’Italia, di amore per i posti, le città e l’arte e di sfottò quasi, per quello che siamo diventati da qualche anno a questa parte; con tristezza non posso fare altro che essere d’accordo la maggior parte delle volte.