Faust: il cinema dei sensi.

Nuovi amici, nuova categoria. Decisamente aglocale, arriva oggi la nuova sezione CINEMA: non si parlerà quasi mai della Bassa, ma si dispenseranno solo una marea di consigli su chicche di film da scaricare. Niente stelline né voti, Cristina e Luca (i nostri cinefili scatenati) ci suggeriranno il loro lungometraggio del mese. 

Preparate copertina e popcorn.

di Cristina Avosani

Alla fine della proiezione di Faust di Sokurov (Leone d’Oro al sessantottesimo Festival del Cinema di Venezia ), il simpatico signore seduto alla mia sinistra sentenzia con ironia: “Ah! Come no, quando uscirà, comprerò subito il DVD di questo film”! Forse se lo aspettava meno noioso e più pacchiano – per intenderci, con Mefistofele dal vocione distorto, orge e denaro –, ma così non è stato.

Al contrario, io me lo godo tutto dalla prima sequenza.

Il punto di partenza di questo viaggio non solamente visivo ma sensoriale ed emotivo è un paesaggio che ricorda molto quelli del fiammingo Joachim Patinir.

Mi trovo di fronte ad una proiezione deformata che accentua in maniera suggestiva il senso di claustrofobia che mi accompagnerà per tutto il film. Infatti, il dottor Faust segue un Mefistofele sgraziato e maldestro su e giù per bettole, sentieri, valli e vicoli stretti in cui ci si accavalla e ci si spinge a vicenda.

Prevale un colore livido e incartapecorito, pare di percepire il fetore dei corpi che Faust viviseziona e l’odore della cantina in cui Mefistofele talvolta si rifugia.

Comincio a sentire un po’ di nausea, ma il viaggio prosegue.

Una bizzarra dama elegante compare “tra una tappa e l’altra” a confermare quanto sia delirante il pensiero di Faust. La sua confusionaria insoddisfazione, infatti, è l’eterna incompletezza dell’essere umano nei confronti della sapienza e del potere. Ciò ha come estrema conseguenza l’autodistruzione.

Via via che mi immergo nel film, le visioni oniriche diventano sempre più frequenti: la scena in cui Faust e il suo oggetto di desiderio Margarete si tuffano in una “perdizione” senza fondo è mozzafiato!

Faust di Sokurov – tratto liberamente dall’opera di Goethe – è un viaggio dei sensi: appaga la vista così come l’olfatto e il tatto. Uscendo dalla sala ci si potrà scordare dei dialoghi ma resteranno impresse le immagini e le sensazioni provate. Forse per questo viene descritto da ‘Il cinematografo’ come “un’opera oltre il cinema”.

Un film magistrale che va senza dubbio visto e che entrerà nella storia del cinema.

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