Il parere di Gorni

Puntata del 29 ottobre di Che Tempo Che Fa. Uno che si paga da vivere vendendo romanzi ci vuole spiegare a perché la gente ha bisogno di scrivere (qui il video). Volevamo sentire anche il parere di Gorni.

di Gorni

“Più o meno la domanda è «Perché scrivi»?
E mi fanno vedere un video. (Dal minuto 9 però, che prima è brutto)

Prima reazione.
Primo piano, con un taglio di 3 quarti, un volto illuminato dalla luce blu dello schermo in una stanza buia che non lascia intravedere altro che i suoi occhi non del tutto aperti e una bocca senza espressione.

Boh.

(già è bello cominciare con questa parola, go!)

Io non credo di scrivere, credo di scrivere.
Nel senso, capisci dove voglio arrivare? Dico. Io non scrivo, credo di scrivere. Ok? Tipo che è più un muovere a ritmo le dita sulla tastiera e sfornare qualcosa. Ma non è una cosa triste o anti bla bla bla e che è quasi. Preferisco farlo al buio (e non ho una buona calligrafia). Non so come Mr. Video definirebbe quello che faccio. Cioè, come se mai gliene potesse fregare. Tipo come se davvero credi che potrebbe tener in mano qualcosa di tuo (che poi non è vero perchè la mia stampante non funziona ma la sua forse sì, spero per lui, diciamo). Penso che se mai in un altro mondo mi leggesse potrebbe definirmi con qualche parolaccia o con qualche silenzio strano. Non imbarazzante ma silenzioso quanto basta per non dire niente per qualche minuto. Per dirti. O magari direbbe qualcosa, ma qualcosa tipo quando. Cioè, anche mia nonna mi diceva che ero bravo a colorare dentro i bordi, perchè va fatto. Capiscimi. E credimi che non è abuso di modestia o finzione ma quasi alla realtà.

«…quando voi scrivete cominciate a farlo per infilzare qualcuno…fantasmi propri…» Dice.

Credo sia vero, cioè no. I fantasmi propri. Non ho mai abbastanza creduto nei fantasmi. Forse da piccolo, quando abitavo ancora in quel cascinale, al buio e in mezzo ai campi. Ma ripensandoci non erano fantasmi, con più probabilità di non errore potremmo definirle paure. Credo sia vero, insomma. Cioè non ci voleva a dirlo (tipo tagliamo le frasi per renderle). Diciamo che sono quasi felice di dire che è bello infilzarmi attraverso la gente che legge quello che magari non vorrei che nessuno leggesse ma fai apposta a farlo leggere. Cristo, io penso che tu sia stupido/contorto allora (disse lui a se stesso, e per lui non intendo lui).
Poi continuo a guardare e mi chiede, cioè si chiede che cosa sto inseguendo. E mi tocca quasi ridere. Cioè nel senso. Non penso niente. Però è buffo perché non lo so. Ma quasi vorrei saperlo. Magari lui lo sa, per lui io non credo di saperlo. Cioè. Dovrebbe essere il suo lavoro quindi è anche giusto. Boh è bello riempire le righe vuote di vuoto, buttarci dentro qualcosa di strano tanto per alimentare i dubbi che tanto non ci sono, no.
Cristo, è quasi bello, cioè rispetto amico. Ma non puoi dirmi queste cose da uno schermo e dall’altro ieri. Non sono il tipo, scusami. Perchè poi guardarti sul PC è come se te fossi lì a parlar da solo e io non potrei sentirmi chiamato in causa, capisci? (fatti mille discorsi in testa, carissimo, disse ancora lui che non era lui) Scrivere. Che cos’è? Tirare con l’arco. Quasi. Secondo me no. E’ più come fare casino di notte su una tastiera perchè sei da solo e non puoi parlare da solo. Credo.

Allora, diciamo che per concludere.
Quasi tutto questo è quasi bello, cioè ok. Il fatto di scrivere è una cosa molto ampia che nemmeno le mie dita saprebbero spiegarti e, senz’offesa, non penso che tu riesca a dirmelo dal passato delle tue apparizioni televisive. Quindi potremmo dire che tutto questo, per dirti perché o per come o perchi lo faccio. Prorpiamente tutto quello che sta sopra questa riga (ma anche sotto, consolati che il sopra è molto più del sotto) è quasi il nulla che dice tutto. O un mille parole per dirne zero, o al massimo una manciata. Figo, no, non credo ma è ok dai.
Non vorrei mai che lo leggesse. Poi diciamo che il suo sorriso non mi piace, è quasi come per dire «Io».Ma chi sono io per dirlo? Cioè scusami, è che più di così.
Sarebbe che viverci è bello, e quasi ti invidierei, ma non mi piacerebbe più di così (credo o magari no, magari l’indifferenza è solamente un’altra forma o magari no).

E’ tutto quasi complicato che sarebbe difficile parlarne anche con me stesso e ridi che devo scriverlo. Che bellezza. Quindi apposto, potremmo cogliere l’occasione per creare una linea diretta con Gorni, tipo un numero verde. Ovviamente a pagamento o un buco dove mi scrivi e io ti rispondo. Alimentatemi, insomma. Ma meglio di no, diciamo che forse no che 24 non sono abbastanza per vivere a pieno. Va beh, non divaghiamo. Ok.

«Perchè scrivi? Perchè lo fai? Cosa fai? (e tuttte le domande del caso)»

Più o meno boh.

(Mi prendo ancora qualche riga. Penso che infine, se me lo concedete)
Credo. Dovrei fare una lista di nomi tipo quelle che fai prima di andare a far la spesa. Riempire di nomi uno sotto l’altro ma non secondo l’importanza propria, più o meno a caso tipo in base a quello che manca in casa.
Dovrei ringraziare tutti quelli che più o meno mi sopportano, supportano, stimolano, odiano, amano (?), ispirano, istingano, tuttelealtreparolechetivengonoinmente (scrittorialmente parlando).
Dovrei e credo che lo farò. Forse adesso, dopo oggi o forse già lo feci.

Ciao, insomma.

(Ecco, per creare sinfonie con i ticchettii dei tasti nel silenzio del buio, fondamentalmente)”

Cindy Sherman, Untitled #172, 1987

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One thought on “Il parere di Gorni

  1. rivenis ha detto:

    Era anche il suo compleanno! Cucciolo!

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