Archivio mensile:gennaio 2012

Lorenzo e Mattia: ecco i finalisti di My Headphones Are Bigger Than Yours

di Chiara Berton

Lorenzo Sgarbi e Mattia Montanari. I finalisti del dj contest My Headphones Are Bigger Than Yours, intervistati e impacchettati: ecco a voi!

Ciao! Presentati agli amici di Mogol Bordello!

Matt: Ciao! Mi chiamo Mattia (per gli amici Matt), sono un ragazzo di ventidue anni e vivo a Boretto (RE). Nella vita, oltre ad essere aspirante dj e promoter di diverse discoteche ed eventi qua in zona, mi mantengo facendo il programmatore di macchine a controllo numerico presso un azienda qui vicino a casa mia.

Lollo: Ciao a tutti, mi chiamo Lorenzo Sgarbi (in arte Lollo) ho diciotto anni e ho partecipato alla seconda edizione del contest My Headphones are Bigger than Yours risultandone il vincitore

 Come definiresti il tuo stile?

M:Il mio stile varia dall’electro house alla progressive house, buttandoci dentro anche un po’ di fidget e nu-disco. Suono questo tipo di musica soprattutto perché è il genere che mi piace, ma anche perché secondo me trasmette più carica, sia per chi suona sia per chi balla! È un tipo di musica che si differenzia della solita commerciale che si sente nella maggior parte dei locali.

L:In molti mi definiscono alternativo; diciamo che sono attratto da ciò che mi può distinguere dagli altri e tendo a seguire la massa il meno possibile! Credo che sia meglio crearsi un proprio stile partendo dalle cose che ci caratterizzano di più piuttosto che seguirne uno!

Quando è nato l’interesse per la “consolle”?

M:All’età di dieci anni mi piaceva ascoltare musica dance e sognavo già di fare il dj, solo che all’epoca non avevo ancora le possibilità per poter iniziare e ho deciso di abbandonare la cosa per altre passioni, fino a quando il mio amico e “mentore” Nick (finalista di MHABTY del 2010, ndr), già dj da più di un anno, mi ha voluto far provare la sua consolle per scherzo, diciamo, fino a quando esercitandomi insieme a lui ho imparato le basi per poter suonare! Ora solitamente suoniamo insieme, e ci divertiamo molto. Speriamo solo di riuscire a fare un po di strada col tempo!

L:L’interesse per la consolle è nato quasi due anni fa, un po’ per gioco. Inizialmente era una semplice attrazione, poi pian piano, frequentando anche vari club, questa attrazione è cresciuta fin quando è diventata una passione vera e propria, e spinto anche dagli amici ho iniziato più seriamente.

Il festival che non dovremmo per niente al mondo perderci quest’estate?

M:Se avessi dovuto rispondere a questa domanda l’anno scorso avrei sicuramente detto il Tomorrowland (in Belgio), un festival dove suonano tutti i migliori dj internazionali! Ma lo sconsiglio siccome quest’anno ci andrà mezza Italia “ignorante” per quanto riguarda il panorama musicale, soltanto perché sembra esser diventata una moda ormai, visto tutti i link che i ragazzi pubblicano su facebook su questo evento e in molti non sanno nemmeno dov’è! Quindi per quest’anno a tutti gli amanti della musica elettronica consiglio di andare all’ Elettrovenice a Venezia. Più vicino a casa, meno dispendioso e con artisti validi!

L:Beh, un festival di cui parla chiunque e che accontenta un po’ tutti i gusti musicali è sicuramente il Tomorrowland, dove si esibiscono la maggior parte dei dj più famosi al mondo. Però visto che bisogna distinguersi dalla massa punterei più sul Monegros che è un po’ più underground!

Cosa stai ascoltando in questo periodo?

M:Io sono un amante della musica trance,ma ascolto sempre dell’ electro e ultimamente anche della dubstep! Sempre musica da club comunque.

L:Ultimamente sono stato colpito molto dalle produzioni dei Tale of us (due giovani veneti) che hanno anche suonato al FestivalOne il primo giugno, il loro è un genere molto deep, poi seguo molto Richie Hawtin che nei suoi set riesce a svariare dalla tec-house alla techno, alla minimal in maniera straordinaria. In linea generale comunque ascolto soprattutto house/tec-house (vari artisti quali Carlo Lio, Riva Starr, Format:B, Madskillz)

Progetti per il futuro?

M: Beh, sicuremente andare avanti con la mia carriera da dj insieme al mio compare di avventure Nick e con il nostro progetto Some.One.Else; e poi quello che viene si vedrà! Non ho mai fatto progetti sul futuro e non penso ne farò. Non avevo programmato nemmeno di fare il dj, eppure eccomi qua!

L: Per il futuro ho in mente di iniziare con alcune produzioni con un amico, sperando che possano avere un buon successo!

Lorenzo Sgarbi and Mattia Montanari. Finalists of dj-contest My Headphones Are Bigger Than Yours, interviewed and packed: here’s to you!

Hello! Introduce yourself to our friends!

Matt:Hi! My name is Mattia (Matt, for friends), I’m twenty-two and I live in Boretto (a small village in the province of Reggio Emilia). In the daily life I’m a programmer of numerical control machines, but also a promoter for many local clubs and events, and of course an aspirant dj!

L:Hi everybody! My name is Lorenzo Sgarbi (alias Lollo), I’m eighteen and I’ve attended the second edition of My Headphones are bigger than yours contest, and I win it!

How would you describe your style?

M:My style goes from electro-house to progressive-house, I put in it also a bit of fidget and nu-disco. This kind of music is my favourite, I think it gives the greatest charge both to the dj and to everyone is on the dancefloor. Is different from the usual commercial music that you can listen in the most of the clubs.

L:Lots of people define me alternative; but I’m attracted to what can show me different from the others and I try to follow the crowd as little as possible. I think is better create your own style, starting from the things that characterize you, rather than just follow only particular one.

When is born your interest for the console?

M:Since I was ten I liked listen to dance music and dreamed of becoming a dj, but I had not opportunity to start, so I decided to give up for other passions. Until my friends and “mentor” Nick (finalist of My Headphones Are Bigger Than Yours 2010) conviced me to try his console for fun, from that day I practice with him for learn the basics. We have so much fun playing together! Only hope we’ll have a long way…

L:The interest for the console is born two years ago, for fun. At the beginning was simple attraction, than attending different club this attraction is grew up to become a real passion; also my friends pushed me and so I’ve started seriously.

Which festival we shouldn’t lose this summer?

M:Last year I would have said Tomorrowland, in Belgium, a festival where play the best international djs. But I don’t recommend it because this year will be many “musically uneducated” Italians. Now it’s in vogue take part in Tomorrowland, a lot of people talking about it on facebook but many don’t know even where it is! So, for every electronic lover I recommend Electrovenice, in Venice (Italy). Near home, cheap and with great artists.

L:Well, a lots of people talk about Tomorrowland, where performed the most famous djs, but I prefer Monegros, is much more undergroung. We need to distinguish ourselves from the mass!

What are you listening to these days?

M:I’m a trance music lover; but I listen electro and dubstep too. Anyway, always club music.

L:I’ve been impressed by Tale of Us (two young men from Veneto), I saw them during FestivalOne last year, their genre is deep; than I like a lot Richie Hawtin, he has a various repertoire: he goes from techouse to techno to minimal in an extraordinary way. However, now I’m listening to house/techouse (different artists like Carlo Lio, Riva Starr, Format :B, Madskillz).

Have you got any plans for the future?

M:Well, go on with dj’s carreer together with my partner in crime Nick and with our project Some.One.Else. Than what will be…I never made plan for the future, I never plan to be a dj, but I’m here!

L:I plan to start some productions with a friend, hoping can be successful.

http://soundcloud.com/lollosgarbi

 http://soundcloud.com/some-one-else

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FabFive #01

di Fabio Guastalla

Il vecchio fece un gesto con le dita. “Un po’ di più”, disse. Il cameriere continuò a versare così che il brandy traboccò e scivolò giù dentro il primo vassoio della pila. “Grazie”, disse il vecchio.

(E. Hemingway – Un posto pulito, illuminato bene)

Ora,  non vorrei fare la parte di quello che sputa nel piatto in cui mangia ormai da diversi anni, ma se avete intenzione di transitare spesso da queste parti dovrete pur farvi il callo sulla mia proverbiale scontrosità, quindi tanto vale abituarvi fin da subito. Domanda: non vi siete rotti le scatole di questo bombardamento di notizie a tutte le ore, delle stragi di sangue, degli aggiornamenti in tempo reale, del tempo che farà domani? Davvero ve ne importa qualcosa? Col risultato, poi, che si sa tutto e non si sa più niente. Abbiamo già digerito la notizia prima ancora di masticarla, e avanti la prossima. Lo so, non sono il primo a dirlo e non sarò l’ultimo, ma è proprio così che funziona. Lo stesso avviene con la musica: è un bombardamento continuo, un’ imposizione dall’ alto di schermi televisivi, altoparlanti di ipermercati, casse di stereo che ti perseguitano anche quando ormai ti credevi in salvo. Vai in palestra e ti trovi Bruno Mars attorniato da gorilla, arrivi in ufficio e la tua collega, che non ha più vent’anni, canticchia per mezzo pomeriggio la Danza Kuduro (si scrive così? boh) aumentando proporzionalmente la tua voglia di farti travolgere dalle fredde correnti del Wolf River, novello Jeff Buckley (sempre sia lodato). Le cose peggiorano quando la musica diventa il tuo mestiere, non dalla parte di chi la crea ma di chi la descrive – e a volte la distrugge. E così si finisce ben presto vittime di una valanga di dischi in formato fisico, in digitale, in streaming nel quale è ancor più difficile trovare qualcosa che accenda la lampadina. È una ricerca difficile, ma il risultato premia sempre, ed è come una grande conquista.

Questa rubrica si prefigge di passare al setaccio le ultime novità discografiche in ambito rock e pop – salvo qualche sporadica incursione in altri generi e spazi – per ricavarne le canzoni, e i relativi artisti, che meritano davvero l’ascolto. Una piccola selezione per non farvi perdere tempo e consigliarvi cosa ascoltare e magari anche cosa lasciare perdere. E allora allacciate le cinture, si parte. Il 2011 per molti è stato l’anno dei cantautori, dall’esplosione di Bon Iver ai grandi lavori di Tom Waits e Pj Harvey. Il 2012 non vuole essere da meno, e ci consegna il nuovo lavoro di Nordgarden (http://nordgarden.info/blog/), artista norvegese da anni di base in Italia (a Firenze, per la precisione) dove ha trovato la giusta ispirazione e una discreta fama. Nella sua musica si intrecciano folk, blues, soul e cantautorato con estrema classe e naturalezza. You Gotta Get Ready, in uscita a fine mese, è davvero un grande album: la malinconia non è un abisso ma una rassicurante compagna di viaggio, la musica è una medicina spirituale da mandare giù a brevi sorsi, sprofondati sul divano. Difficile scegliere una canzone, opteremo per la nostra preferita al momento: Schiphol Blues. Dedicatevela. Passiamo a tutt’altro genere, seppur restando in qualche modo in Toscana, in quel di Pistoia da dove provengono i Karl Marx Was A Broker (http://www.karlmarxwasabroker.com/), power-duo che fa degli ossimori una bandiera (basti vedere il nome) e si diverte a destrutturare qualsiasi cosa capiti a tiro. Come ad esempio la loro musica,  finalmente approdata all’album d’esordio Alpha To Omega, frammentata, impacchettata in titoli che sembrano sigle di prodotti seriali, quasi ci trovassimo in una fabbrica a pieno regime e la musica non fosse altro che il frastuono dei macchinari. Accelerazioni e pause, riff tritacarne e masse inquiete si susseguono in un ordine caotico e perfetto. Sì, i KMWAB sono una macchina da guerra e per apprezzarla al meglio vi consigliamo l’isterico muro sonoro di Teletubbie, uno dei pochi brani ad avere un titolo preciso, per quanto davvero poco identificativo del contenuto musicale. Sconsigliabile se avete appena fatto colazione, indicatissima se avete intenzione di colpire con un gancio in piena fronte il vostro capo rompicoglioni di lì a pochi minuti. Il terzo pezzo di questo primo numero è, in realtà, vecchissimo: stiamo parlando di In Heat dei Fuzztones (http://www.fuzztones.net/), una delle band di punta del revival garage anni ottanta. Li ho rivisti all’opera poche settimane fa in un luogo sperduto sulle colline piacentine, e vi assicuro che dal vivo spaccano ancora come se non ci fosse un domani. La novità è che la italianissima Go Down Records ha ristampato il glorioso, omonimo album In Heat, anno del Signore 1989, in una versione più “sporca” di quella pubblicata allora e poi tramandata ai posteri. Il “nuovo” nome del disco, nel caso lo cercaste, e Raw Heat. Col risultato che suona molto più caustica e impertinente: una bomba. Torniamo ai giorni nostri, torniamo a casa. Conoscete gli Home (http://www.myspace.com/homeonmyspace)? Il trio veronese bazzica le scene nostrane da diverso tempo, e il nuovissimo album Eleven ne conferma una volta di più l’indiscusso valore. L’unica cosa a non quadrare, come sovente avviene, è la provenienza: fossero nati oltremanica, non staremmo parlando di un gruppo per pochi eletti. Andatevi a sentire Your Picture e metteteci l’etichetta che vi pare: brit-rock, power-pop, rock’n’roll, cambia poco. Quel che resta è una melodia perfetta, niente a che vedere con la robaccia che ormai arriva a tonnellate anche dalla terra d’Albione. E visto che ormai ho scomodato generi e riferimenti che mi stanno particolarmente a cuore, passo e chiudo con quello che è stato senza dubbio il miglior disco rock’n’roll del 2011 italiano: Leave It Behind dei Peawees (http://www.myspace.com/thepeawees), gruppo attivo da quasi due decenni che qui rasenta davvero la perfezione, riempiendo la propria musica di riferimenti e significati e dimostrando come si possa fare qualcosa di stratosferico seppur battendo strade già percorse da chissà quanti predecessori fin dalla notte dei tempi. Ascoltate Gonna Tell e poi fatemi sapere. Ci tengo.

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Quarter Past One, atto secondo.

di Chiara Berton

Li avevamo lasciati durante una conversazione abbastanza incasinata sul loro album Before You Say Jack Robinson; un anno dopo li troviamo pronti a buttarsi impavidi a capofitto su nuovo lavoro (ma abbiate pazienza, per sentirne parlare dovrete aspettare altri sei mesi), freschi del mini-tour europeo con i controcazzi di fine 2011 che forse li ha convinti che dopotutto schifo schifo non fanno.

Durante il tour avete suonato in Francia, Germania e Regno Unito; quali sono stati i momenti migliori?

Sì, aver suonato in giro per l’ Europa ed è stata un’esperienza davvero fantastica! Diciamo che ci sono stati diversi momenti non sempre semplici da affrontare: ovviamente non essendo una band di alto livello pur di andare in giro a suonare ci siamo devuti accontentare; è capitato per esempio che non era previsto un letto dopo il concerto o  più semplicemente non era prevista una cena! Ad ogni modo anche i servizi igienici non sono stati sempre presenti durante il viaggio e se lo sono stati non erano proprio come quelli di casa per intenderci; per cinque giorni ci siamo lavati nelle doccie degli autogrill. È davvero un’avventura a tutti gli effetti: ogni giorno non sai mai cosa potrà accadere!

Dal punto di vista musicale e formativo della band è stata l’esperienza più bella che abbiamo mai vissuto. Passi delle situazioni emotive molto forti, belle o cattive che siano, e fanno sì che la band si muova compatta; si raggiunge un feeling davvero importante socialmente e musicalmente.  Le ultime date caricavamo e smontavamo il furgone nella metà dal tempo e nessuno più si diceva il da farsi, ma lo faceva mentre si rideva e scherzava con le mani in automatico: è sempre stato il nostro sogno fare un tour no stop come questo, dove per dieci giorni non fai altro che viaggiare e suonare; è una cosa fantastica e la vorremmo ripetere l’anno prossimo, magari allungando tempi e percorso! Perchè sì, dieci giorni non sono pochi, ma quando fai quello che ti piace volano via davvero in fretta!

Un altro piacevole aspetto è inoltre quello del continuo clima di festa, più di quello che vivi durante una vancanza con gli amici: in tour giorno per giorno hai degli obbiettivi, anche semplicemente organizzare gli orari per non tardare al concerto del giorno dopo. Grazie a queste continue motivazioni credo si sia creata una squadra davvero forte;  tutti collaboravano per fare andare tutto al meglio ed è meraviglioso poi poterlo fare con le persone che piu ti stanno a cuore!  Inoltre, nostro compagno di viaggio è stato Diego Aroldi (chitarrista dei Pig Tails, ndr) che ci ha aiutato in molte questioni organizzative offrendoci, oltre alla sua esperienza, una forte stima e supporto.

In quei giorni avete condiviso il palco con gli inglesi Marshal Town (www.marshaltownofficial.com), volete raccontarci qualcosa di loro?

Sì, in tutte le date siamo stati accompagnati dai nostri cari amici Marshal Town.  Il nostro rapporto è cominciato indirettamente quattro anni fa, tramite Jonny (Brister, batteria dei MT, ndr) al Wachout Festival di Viadana, quando lui ancora suonava con i Not Your Hero; quando abbiamo pubblicato Before You Say Jack Robinson gliene abbiamo spedita una copia, e da allora è cominciato su facebook uno scambio di news tra le rispettive band fino quando quest’estate non ci siamo chiesti: «Perché non organizzare un po’ di date assieme»?. Ed ecco il tour!  Siamo molto fieri di aver condiviso questo tour con loro perché sono una band che stimiamo davvero tanto.

Con l’ultimo concerto di dicembre all’Arci Tom avete concluso l’era di Jack Robinson, da adesso vi dedicherete unicamente alla stesura di nuovo materiale?

Sì, la lunga era di Jack Robinson si è conclusa.  È stato un album che abbiamo sfruttato davvero al cento per cento: lo abbiamo suonato dappertutto, in due anni per piu di cento live in quattro stati diversi! Il 2011 è stato per noi un anno molto proficuo, ma anche un anno difficile per quanto riguarda la formazione della band: oltre ai vari viaggi di studi c’è stato anche l’abbandono da parte di Andrea (il bassista) durante il nostro primo tour  lo scorso aprile. Da allora abbiamo deciso di rimanere in tre e di assumere un turnista che ci aiuti al basso. Ora ci stiamo concentrando solamente sulla stesura dei nuovi pezzi e non escludiamo l’opzione di arrangiarli in modo da non necessitare per forza di un turnista. Il prossimo album verrà registrato verso giugno 2012 e uscirà non prima dell’autunno; intanto abbiamo già tante idee non solo sulla musica ma anche sui messaggi che vorremmo dare tramite il packaging e la produzione…ma questa sarà una sorpresona! Nei live del prossimo anno abbiamo già deciso di suonare i nuovi pezzi (prima ancora dell’uscita dell’album) all’estero, in modo da testarli per bene e lasciare la sorpresa al nostro piccolo pubblico italiano. Per ora abbiamo già due città europee e le annunceremo al piu presto possibile! Il nuovo anno è ricchissimo di buoni propositi e tanti progetti, speriamo di non deludervi e di conquistare quelli che non ci avrebbero dato nemmeno un euro!

Salutate e ringraziate a piacere.

Vorremmo ringraziare le persone che ci hanno aiutato a creare tutto quello che è stato Jack Robinson e che ci aiuteranno con il nuovo lavoro! La lista sarebbe davvero lunga quindi vi mandiamo un abbraccio fortissimo a tutti e vi auguriamo un felice anno nuovo!

Qp1, with love.

www.quarterpastone.com

I Quarter Past One insieme ai Marshal Town all'Arci Tom, sopra i QP1 e Diego Aroldi dei Pig Tails a Londra.

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