FabFive #01

di Fabio Guastalla

Il vecchio fece un gesto con le dita. “Un po’ di più”, disse. Il cameriere continuò a versare così che il brandy traboccò e scivolò giù dentro il primo vassoio della pila. “Grazie”, disse il vecchio.

(E. Hemingway – Un posto pulito, illuminato bene)

Ora,  non vorrei fare la parte di quello che sputa nel piatto in cui mangia ormai da diversi anni, ma se avete intenzione di transitare spesso da queste parti dovrete pur farvi il callo sulla mia proverbiale scontrosità, quindi tanto vale abituarvi fin da subito. Domanda: non vi siete rotti le scatole di questo bombardamento di notizie a tutte le ore, delle stragi di sangue, degli aggiornamenti in tempo reale, del tempo che farà domani? Davvero ve ne importa qualcosa? Col risultato, poi, che si sa tutto e non si sa più niente. Abbiamo già digerito la notizia prima ancora di masticarla, e avanti la prossima. Lo so, non sono il primo a dirlo e non sarò l’ultimo, ma è proprio così che funziona. Lo stesso avviene con la musica: è un bombardamento continuo, un’ imposizione dall’ alto di schermi televisivi, altoparlanti di ipermercati, casse di stereo che ti perseguitano anche quando ormai ti credevi in salvo. Vai in palestra e ti trovi Bruno Mars attorniato da gorilla, arrivi in ufficio e la tua collega, che non ha più vent’anni, canticchia per mezzo pomeriggio la Danza Kuduro (si scrive così? boh) aumentando proporzionalmente la tua voglia di farti travolgere dalle fredde correnti del Wolf River, novello Jeff Buckley (sempre sia lodato). Le cose peggiorano quando la musica diventa il tuo mestiere, non dalla parte di chi la crea ma di chi la descrive – e a volte la distrugge. E così si finisce ben presto vittime di una valanga di dischi in formato fisico, in digitale, in streaming nel quale è ancor più difficile trovare qualcosa che accenda la lampadina. È una ricerca difficile, ma il risultato premia sempre, ed è come una grande conquista.

Questa rubrica si prefigge di passare al setaccio le ultime novità discografiche in ambito rock e pop – salvo qualche sporadica incursione in altri generi e spazi – per ricavarne le canzoni, e i relativi artisti, che meritano davvero l’ascolto. Una piccola selezione per non farvi perdere tempo e consigliarvi cosa ascoltare e magari anche cosa lasciare perdere. E allora allacciate le cinture, si parte. Il 2011 per molti è stato l’anno dei cantautori, dall’esplosione di Bon Iver ai grandi lavori di Tom Waits e Pj Harvey. Il 2012 non vuole essere da meno, e ci consegna il nuovo lavoro di Nordgarden (http://nordgarden.info/blog/), artista norvegese da anni di base in Italia (a Firenze, per la precisione) dove ha trovato la giusta ispirazione e una discreta fama. Nella sua musica si intrecciano folk, blues, soul e cantautorato con estrema classe e naturalezza. You Gotta Get Ready, in uscita a fine mese, è davvero un grande album: la malinconia non è un abisso ma una rassicurante compagna di viaggio, la musica è una medicina spirituale da mandare giù a brevi sorsi, sprofondati sul divano. Difficile scegliere una canzone, opteremo per la nostra preferita al momento: Schiphol Blues. Dedicatevela. Passiamo a tutt’altro genere, seppur restando in qualche modo in Toscana, in quel di Pistoia da dove provengono i Karl Marx Was A Broker (http://www.karlmarxwasabroker.com/), power-duo che fa degli ossimori una bandiera (basti vedere il nome) e si diverte a destrutturare qualsiasi cosa capiti a tiro. Come ad esempio la loro musica,  finalmente approdata all’album d’esordio Alpha To Omega, frammentata, impacchettata in titoli che sembrano sigle di prodotti seriali, quasi ci trovassimo in una fabbrica a pieno regime e la musica non fosse altro che il frastuono dei macchinari. Accelerazioni e pause, riff tritacarne e masse inquiete si susseguono in un ordine caotico e perfetto. Sì, i KMWAB sono una macchina da guerra e per apprezzarla al meglio vi consigliamo l’isterico muro sonoro di Teletubbie, uno dei pochi brani ad avere un titolo preciso, per quanto davvero poco identificativo del contenuto musicale. Sconsigliabile se avete appena fatto colazione, indicatissima se avete intenzione di colpire con un gancio in piena fronte il vostro capo rompicoglioni di lì a pochi minuti. Il terzo pezzo di questo primo numero è, in realtà, vecchissimo: stiamo parlando di In Heat dei Fuzztones (http://www.fuzztones.net/), una delle band di punta del revival garage anni ottanta. Li ho rivisti all’opera poche settimane fa in un luogo sperduto sulle colline piacentine, e vi assicuro che dal vivo spaccano ancora come se non ci fosse un domani. La novità è che la italianissima Go Down Records ha ristampato il glorioso, omonimo album In Heat, anno del Signore 1989, in una versione più “sporca” di quella pubblicata allora e poi tramandata ai posteri. Il “nuovo” nome del disco, nel caso lo cercaste, e Raw Heat. Col risultato che suona molto più caustica e impertinente: una bomba. Torniamo ai giorni nostri, torniamo a casa. Conoscete gli Home (http://www.myspace.com/homeonmyspace)? Il trio veronese bazzica le scene nostrane da diverso tempo, e il nuovissimo album Eleven ne conferma una volta di più l’indiscusso valore. L’unica cosa a non quadrare, come sovente avviene, è la provenienza: fossero nati oltremanica, non staremmo parlando di un gruppo per pochi eletti. Andatevi a sentire Your Picture e metteteci l’etichetta che vi pare: brit-rock, power-pop, rock’n’roll, cambia poco. Quel che resta è una melodia perfetta, niente a che vedere con la robaccia che ormai arriva a tonnellate anche dalla terra d’Albione. E visto che ormai ho scomodato generi e riferimenti che mi stanno particolarmente a cuore, passo e chiudo con quello che è stato senza dubbio il miglior disco rock’n’roll del 2011 italiano: Leave It Behind dei Peawees (http://www.myspace.com/thepeawees), gruppo attivo da quasi due decenni che qui rasenta davvero la perfezione, riempiendo la propria musica di riferimenti e significati e dimostrando come si possa fare qualcosa di stratosferico seppur battendo strade già percorse da chissà quanti predecessori fin dalla notte dei tempi. Ascoltate Gonna Tell e poi fatemi sapere. Ci tengo.

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5 thoughts on “FabFive #01

  1. Monsieur Barbe-Longue ha detto:

    E qualche giovane italiano che si butta nel cantautorato vecchio stampo? non ce n’è proprio neanche uno?

  2. FabFive ha detto:

    Moltissimi. Te ne suggerisco tre: il tanto acclamato Brunori Sas, tra Battisti e Rino Gaetano; Davide Ferrario, forse il più sperimentale, giovane e all’esordio solista ma da anni chitarrista di Battiato; il “nostro” mantovano Vincenzo Fasano, bravissimo.

  3. Monsieur Barbe-Longue ha detto:

    Grazie mille Fabio, ascolto e poi ti faccio sapere!!
    Buona serata

  4. Monsieur Barbe-Longue ha detto:

    Mi è piaciuto molto Brunori, tra l’altro ho visto che ai primi di febbraio è qui nella bassa (Cortemaggiore, in provincia di Piacenza e al Fuori Orario di Reggio Emilia), può darsi che faccia un salto a vederlo dal vivo!!

  5. fabfive ha detto:

    ci sei poi andato?

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