Archivio mensile:febbraio 2012

Attic, aspettando il 7 marzo

di Chiara Berton

Settimana scorsa abbiamo fatto due chiacchiere con Alberto Rivera, chitarrista degli Attic, gruppo mantovano che la sera di Natale ha presentato la sua creatura, On Your Grave, e che a marzo salirà sullo stesso palco di Norma Jean,  The Chariot e Dead and Divine.

Raccontaci un po’ la vostra storia!

Ci siamo formati dieci anni fa. In realtà eravamo un altro gruppo, facevamo crossover in stile Limp Bizkit, solo più tardi ci siamo indirizzati verso l’hardcore punk. Adesso il gruppo è composto da me, Lorenzo Rossi (batterista), Lorenzo Bertolini (bassista acquisito) e Andrea Balestrieri (il cantante).

La sera di Natale avete fatto il release party del vostro nuovo disco “On Your Grave”; ce ne puoi parlare?

È stato un parto perché in realtà è il nostro primo disco, ma lo stiamo provando da anni! Avevamo pezzi già pronti e che erano stati suonati anche dal vivo e alla fine ci siamo decisi a registrarli. Siamo soddisfatti degli undici pezzi (per sicurezza va a controllare la recensione di metalwave.it, perché è «stato talmente stremato dal lavoro sul disco che lo ha ascoltato solo per il release»), una sorta di rivisitazione del nostro repertorio per l’occasione.

Come ti sei avvicinato all’hardcore punk?

Fin da quando ho iniziato a suonare da piccolo ascoltavo Led Zepelin e Deep Purple; sono sempre stato per il rock! Con gli anni, praticando inizialmente il crossover, ho cominciato ad ascoltare di tutto, ma l’hardcore punk è il genere con cui riesco a sfogarmi meglio.

Il 7 marzo aprirete la data milanese di Norma Jean e The Chariot, quali sono le sensazioni?

Sono due gruppi che ci ispirano da sempre: il nostro sound si avvicina molto al loro. In realtà suoneremo presto perché apriremo tutti e quattro i gruppi (ci saranno anche Dead and Divine e gli Admiral’s Arms). Ci sarà da cagarsi addosso!

Torniamo dalle nostre parti: quali sono i gruppi della Bassa da tenere d’occhio (oltre a voi, naturalmente)?

Per quanto riguarda Mantova direi Quarter Past One, Geisha, Thunder Bomber, dalle altre zone invece Calendula di Parma, ma poi anche i Days of Collapse di Vicenza (suoneranno con loro il 16 marzo) e gli Abanton di Forlì.

I prossimi concerti da non perdere?

Sicuramente la data del 7 marzo, poi il tour europeo di nove date che stiamo organizzando! Ah, e il concerto degli Integrity a giugno (al Voodo di Comacchio) per la loro unica data italiana!

Il disco recente assolutamente da scaricare?

Mi è piaciuto molto quello di Jónsi, il cantante dei Sigur Rós; poi Sigh No More dei Mumford and Sons e l’ultimo dei Converge.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

The Artist: nostalgia degli anni Venti

 di Cristina Avosani

Stavo per scrivere di un altro film, ma poi sono andata al cinema, ho visto The Artist e me ne sono innamorata.

Siamo al tramonto del cinema muto (fine anni Venti). George Valentin (Jean Dujardin), che pare un morphing tra Cary Grant e non casualmente Sean Connery in James Bond, è una star hollywoodiana affermata. Fuori dal cinema, dopo la prima del suo ennesimo film di spionaggio, si “scontra” con la radiante futura attrice Peppy Miller (Bérénice Bejo – moglie del regista).

Da quel momento uno strano intreccio del destino unisce le loro vite, tra la carriera in declino di lui —con l’avvento del sonoro—e il decollo di quella di lei, affascinante e sveglia (a tal proposito, è molto eloquente la sequenza delle scale degli studios, in cui al discendere di George corrisponde la “scalata” di Peppy).

Già dai primi minuti di proiezione si nota come lo svolgimento della vicenda— che ricorda più di una volta il celeberrimo Singin’ in the Rain (film-musical del 1952, diretto da Stanley Donen e Gene Kelly)— sia reso scorrevole da stratagemmi buffi derivati dallo slapstick (la caduta di Peppy ai piedi di George) o dal vaudeville (le gambe di lei che si intravedono dalla scenografia mentre di esercita per un balletto).

Ciò che finora ho tralasciato di scrivere è che il regista Michel Hazanavicius ha ideato questa commedia (anche melodramma amoroso) interamente in muto e B/N. Il risultato è stato sorprendente: la colonna sonora che è principessa del lungometraggio, il numero dei fotogrammi al secondo, la gestualità e la sceneggiatura sono frutto di un evidente studio del cinema muto di cui non si trasmette, però, la pesantezza dei ritmi lenti a cui ormai non siamo più abituati.

Quando lo guarderete vi invito a notare prima di tutto l’idea geniale del sogno sonoro di Valentin, e a scoprire chi si cela dietro la comparsa-maggiordomo a cui Peppy Miller mostra la sua foto su Variety: lui deve riconoscere lei e lui deve essere riconosciuto dallo spettatore (forse un omaggio a Stanley Kubrick?).

The Artist, insomma, è una finissima rappresentazione anacronistica che incuriosisce, diverte ed emoziona contemporaneamente.

 Buona visione!

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

La Claire, redhead speaker di Radio Rumore

Ciao! Chi sei? Cosa fai? Presentati ai nostri lettori!

Ciao! Mi chiamo Chiara, ma per tutti sono la Claire. Sono nata a Pordenone. Vi chiedete dove sia? In Friuli Venezia Giulia, regione sperduta nell’angolino in alto a destra. Mi sono trasferita in Emilia per motivi di studio a diciannove anni, prima a Parma e poi a Reggio Emilia dove oltre ad andare a lezione, vado anche in onda su Radio Rumore (http://www.rumoreweb.it/), la webradio universitaria.

Com’è lavorare in una radio? Devi avere particolari abilità?

Non ci vogliono particolari doti per lavorare in una radio, se non una buona parlantina e curiosità. Ecco, la curiosità è quella che mi ha spinto ad entrare a far parte di Radio Rumore. Durante la ricerca disperata di informazioni sull’iscrizione al corso di Scienze della Comunicazione, ho notato una piccola inserzione della radio che diceva “Vieni anche tu!” e così ho deciso di inviare il modulo per l’iscrizione. Per puro hobby. Tuttavia la radio non è solo una breve occupazione, è una grande passione che mi fa passare ore e ore in redazione per preparare i vari programmi e le varie scalette musicali. Insomma, ci vuole parlantina, curiosità e passione. Lavorare in una radio è splendido dal punto di vista umano, si incontrano moltissime persone che ti raccontano di tutto. Lo speaker delle volte veste i panni di uno psicologo più divertente, soprattutto nei fuori onda.

Qualche tempo fa presentavi “Tre Donne e una Gamba”, puoi parlarcene?

Tre Donne E Una Gamba era un programma di Radio Rumore che parlava di sesso e che ora purtroppo si è concluso. Nacque da un’idea mia e delle altre due contuttrici, Giulia e Lara, per voler raccontare in chiavi differenti la sessualità. Ogni settimana si parlava di un argomento differente, per esempio di sesso orale, sadomasochismo, oppure i falsi miti del sesso; ogni mercoledì avevamo un tema che veniva affrontato sotto diversi aspetti, dallo scientifico al culinario al musicale. Io mi occupavo soprattutto di La Gamba Del Giorno, una parte del programma dedicata interamente ai miti del rock e alle leggende che circolano sulle loro qualità sessuali. Voi non avete idea di quante cose abbia scoperto preparando quella rubrica! Ecco, se dovessi incoronare la band più scatenata, m’inchinerei di fronte ai Led Zeppelin. Stiamo pensando ad un futuro per Tre Donne, perché in fin dei conti ci manca molto.

E adesso hai qualche nuovo progetto in cantiere?

Per ora faccio parte della redazione di alcuni progetti, uno di questi riguarda la collaborazione con M2O. Il programma che sancisce la fratellanza tra M2O e Rumore si chiama M2U, dove U sta per University, che va in onda ogni mattina dalle sette alle otto di mattina. In pratica, Radio Rumore fa parte di un grosso network di webradio universitarie italiane (RadUni) e dal 2011 quest’organizzazione collabora con M2O per poter dare la possibilità di visibilità anche alle realtà universitarie. In quel progetto mi occupo di dare le notizie musicali, come potete immaginare mi dedico interamente all’informazione sula musica. Un altro programma di cui faccio parte è Caffè Scorretto, in onda su www.rumoreweb.it e su Radio Reggio il lunedì alle 17:00. Caffé Scorretto è un programma di un’ora in cui vengono intervistati dei personaggi importanti di Reggio Emilia da due speaker della radio che si alternano ogni settimana. È bello per gli ascoltatori ed è bello anche per noi della radio perché abbiamo creato un gruppo molto unito, una famiglia.
Nel mio cantiere personale c’è un programma che spero parta a fine febbraio, l’inizio dipenderà dagli esami univesitari. INDIE[G]NATION, questo è il nome, sarà un programma che tratterà di musica indipendente, italiana e non con interviste, report da concerti e recensioni sulle nuove uscite.

La top-five list che metteresti in onda in questo momento?

Top-five  List? Caspita, queste sono le domande più difficili a cui rispondere per una che mastica musica ogni giorno! Allora, diciamo subito che metto in classifica due rosse mal pelo come me: Florence Welch e Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta. Poi ci aggiungerei del sano folk con Bon Iver, che in inverno è sempre azzeccato [sarà per il nome?!] e del rock’n’roll pesissimo con i Death From Above 1979. Ciliegina sulla torta, i White Lies. Quindi:
1) Cerimonials -Florence and the Machine
2) Maria Antonietta – Maria Antonietta
3) Bon Iver – Bon Iver
4) You’re a Woman, I’m a Machine – Death From Above 1979
5) To Lose My Life – White Lies

Sappiamo che hai un blog, Dum Dum Berries, giusto?

Siete informatissimi, voi di Mogol Bordello!
Dum Dum Berries (http://dumdumberries.blogspot.com/) è il mio blog personale, tra l’altro a marzo farà un anno, cari lui! Ci scrivo tutte le frittate mentali che mi faccio ogni giorno, sono soprattutto considerazioni generali sulle persone partendo da alcune mie paure, da alcuni sogni che faccio la notte. Non scrivo mai in maniera esplicita, utilizzo un linguaggio un po’ criptato perché credo che possa stimolare di più la fantasia. E poi per un fattore di privacy. Di sicuro Dum Dum Berries non è un diario su cui annoto le mie turbe d’amore, o meglio, scrivo di turbamenti e problemi ma in modo più distaccato dalla mia quotidianità.

C’è un motto che vorresti condividere con il resto del mondo?

«Sono in guerra contro l’ovvio», una frase di William Eggleston, fotografo americano e pioniere della fotografia a colori.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , ,