Archivio mensile:dicembre 2012

FabFive #03

di Fabio Guastalla

È passato tanto, troppo tempo dall’ultima scorribanda da queste parti, e nel mentre è successo di tutto. In colpevolissimo ritardo, e dunque senza perdere altro tempo, cerco di fare ordine tra gli ascolti degli ultimi mesi. Visto che siamo in tema di mea culpa, parto da un album che inizialmente avevo bollato come inutile (per non dire deleterio) e invece col tempo, a furia di ascolti, mi ha davvero preso. Sto parlando di Port Of Morrow, ultima fatica discografica dei The Shins che tornano così a guardare molti colleghi dell’indie-rock americano dall’alto al basso. Per quanto mi riguarda, il punto più alto è Simple Song, ovviamente una canzone tutt’altro che semplice: un riff accattivante al punto giusto, un pathos che prende dalla prima all’ultima nota, soprattutto la dimostrazione che si possono ancora scrivere belle canzoni con pochi accordi, laddove in molti stanno fallendo (leggi Band Of Horses).

Chi non ha affatto tradito, anzi, ha pubblicato uno degli album che troverete in moltissime classifiche di fine anno – compresa la mia, s’intende – sono i Dirty Projectors. Penso si sia già detto e letto tutto di questo gruppo e soprattutto di questo album, barocco ed esotico senza eccedere, un lavoro che lo stesso Dave Longstreth ha definito «influenzato dalla musica popolare quanto da quella classica», tirando in ballo gente come Nirvana, Michael Jackson, Arnold Schoenberg. Un po’ come dire tutto e niente, insomma, ma ciò che conta è che Swing Lo Magellan – questo il nome dell’opera – è un disco di grande spessore, una raccolta di canzoni che esplorano generi diversi senza stonare tra loro. Personalmente vado giù di matto per il pezzo di apertura, Offspring Are Blank, che ancora non ho ben capito se sia o meno un insulto (ma temo di sì).

Rimaniamo in America (poi basta, sennò sti yankees si montano la testa), nella California multilingue dei Calexico, una di quelle band di cui si parla troppo poco. Ebbene, il gruppo di Joey Burns e John Coventino torna con Algiers, la nuova, ennesima esplorazione in un universo musicale tanto sconfinato quanto raffinato. Anche in questo caso, chissà perché, il brano che vi consiglio è il primo, Epic: una ballata folk ricca di sfumature, colori, sapori.

Ultime – ma non ultime, si sa – due posizioni per altrettanti bei lavori provenienti dall’Italia. Il nuovo dei bolognesi The Tunas, per dire, è una bomba. Spendete due lire per portarvi a casa un vinile che merita, davvero, tantissimi ascolti. Siamo nell’ambito del rock’n’roll schietto mescolato al punk, all’r’n’b con assoluta naturalezza e un sacco di divertimento che contagia subito l’ascoltatore. Ascoltatevi Daddy Says, titolo di ramonesiana memoria (cambiano due consonanti, se non le conoscete non potete comprarle) e brano veloce che poteva essere la colonna sonora della vostra estate, ma potrebbe andare bene anche per l’autunno.

Chiudo il Fab5 con i Criminal Jokers, che considero non solo amici, ma anche e soprattutto artisti seri. Hanno fatto da band ai Pan del Diavolo, hanno accompagnato Nada Malanima, poi hanno trovato due minuti di tempo per dedicarsi a se stessi, e il risultato prende il nome di Bestie: dieci canzoni che segnano non solo l’esordio in italiano, bensì soprattutto una cifra stilistica più alta rispetto al lavoro di debutto. Dieci cerchie infernali che descrivono la natura umana in maniera decadente e sofferta, potremmo dire disillusa. Tra queste, la mia preferita è quella conclusiva, Nel Centro Del Mondo, una ballata triste e dilatata, ammantata da una melodia stupenda. Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare.

1.The Shines, "Port of Morrow"; 2.Dirty Projectors, "Swing lo Magellan"; 3.Calexico, "Algiers"; 4.The Tunas, "S/t"; 5.Criminal Jockers, "Bestie".

1.The Shines, “Port of Morrow”; 2.Dirty Projectors, “Swing lo Magellan”; 3.Calexico, “Algiers”; 4.The Tunas, “S/t”; 5.Criminal Jockers, “Bestie”.

Is passed a long time from my last incursion here and in the meantime everything happened. I’m in a criminal delay, so without waiting again I’ll try to order the listenings of these months. Because we’re in theme of mea culpa, I strart from an album that I initally branded like useless (or deleterius) but than, rounds and rounds, it takes me really good: I’m talking about Port of the Morrow of The Shins that return to look from the highest step the others american indie-rock mates. The highest point of their last work is “Simple Song”, that obviously is not a so simple song: a catchy riff, a pathos that takes from the first note to the last, the proof that is still possible write good songs with few chords, whereas in many are failing (see Band of Horses).

Who don’t betrayed me are Dirty Projectors that published one of the album you’ll find in many year-end musical charts (including my own, of course)! You’ve read all about this group and especially this album, baroque and exotic without excess, a job that Dave Longstreth has called «influenced by folk music from the classical», citing people like Nirvana, Michael Jackson, Arnold Schoenberg. The important thing is that Swing Lo Magellan has great depth, a collection of songs that explore different genres without clash between them. Personally I really love the opening track, Offspring Are Blank, that I didn’t understand if it’s an insult (but I suspect so).

We stay in the U.S., in multilingual California of Calexico. Well, the band of Joey Burns and John Coventino comes back with Algiers, the new exploration in a boundless and refined musical universe. Even in this case, the song that I recommend is the first Epic: a folk ballad full of nuances, colors and flavors. Last – but not least, you know – two positions for some beautiful works from Italy.

The new record of The Tunas is a bomb! Spend two pounds to take home a vinyl it deserves, really, a lot of listening. We are in a sincere rock’n’roll mixed with punk, r’n’b and a lot of fun that infects the listener immediately. Listen Daddy Says title of ramonesian memory that could be a summer soundtrack.

I close the Fab5 with Criminal Jokers, which I consider not only friends, but also serious artists. They were the band of Pand Del Diavolo, accompanied Nada Malanima, then found two minutes to devote to themselves and the result is Bestie: ten songs that mark not only the debut in Italian, but also a style higher than the first work. Ten infernal circles that describe the human nature in a decadent and troubled way. Among this, my favourite song is the last, Nel Centro Del Mondo, a sad and dilated ballad with a beautiful melody. Let’s get back the shirt, times are changing.

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Ilaria Marchione

di Chiara Berton

Ilaria Marchione

Ecco qui l’ultima dei quattro fotografi che a luglio hanno esposto alcuni dei loro scatti durante la sessione estiva di Original Different Festival. Lei è Ilaria Marchione, è di Guastalla e il suo tocco di bianco e nero ci colpì particolarmente…

Ciao Ilaria! Vorremmo fare una piccola premessa prima di partire: la tua esposizione ci è piaciuta dibbèstia. Detto questo: come è andata la storia tra te e la fotografia?

Ho sempre amato disegnare,è sempre stata una grande passione,fino a quando presi la decisione di frequentare l’Istituto d’Arte Gaetano Chierici di Reggio Emilia, scuola che per me è stata un grande percorso di crescita non solo a livello artistico ma  anche personale. Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia più tardi, quando mi resi conto che riuscivo a immortalare in uno scatto quello che non sarei mai riuscita a dipingere.

Quali sono i maestri fotografi a cui fai riferimento e che più ammiri?

Adoro le foto di Francesca Woodman, Diane Arbus, Ackerman e molti altri, prediligendo la fotografia in bianco e nero, sfogliando foto artistiche e reportage. Qualunque cosa dia uno scossone emotivo mi attrae. Non ho mai frequentato corsi di fotografia e non amo le immagini studiate e perfette. Adoro gli sfocati e i mossi.

La prima sensazione, quando abbiamo visto le tue opere esposte all’Original, è stata di velata nostalgia. Te come definiresti il tuo stile? C’è un determinato criterio in base al quale scegli cosa o chi fotografare o una tecnica che prediligi?

Non seguo un determinato criterio su chi o come fotografare, vado spesso a istinto. Capita di scegliere un volto, una persona, mi piace vedere che sensazioni mi dà. Non credo di avere mai pensato a definire il mio stile, ma sono consapevole che nelle mie foto risalta la malinconia; emerge un passato che porto sempre con me, anche se mi piace pensare che qualcuno potrebbe leggerne anche una rinascita, non solo il lato buio.

Analogico o digitale?

Amo l’analogico, l’attesa dello sviluppo e la sorpresa del risultato, ma per problemi organizzativi utilizzo il digitale.

Quando fotografi hai una colonna sonora?

Nessuna colonna sonora… o forse non ci ho mai fatto caso, sono più concentrata sulle mie emozioni.

Tra i tuoi scatti ce n’è uno in particolare che ti rappresenta meglio degli altri?

Tutti i miei scatti mi rappresentano, dagli autoritratti ai ritratti di mio figlio e a quelli di chiunque altro, perché metto sempre qualcosa di me nelle fotografie.

Qualche nuovo progetto fotografico dietro l’angolo?

Sto lavorando da due anni a una raccolta di immagini vecchie di persone scomparse, In Memoriam è un progetto che oltre a me ha coinvolto chiunque volesse partecipare e che verrà realizzato con quadri sviluppati a fotografia e tecnica mista(carta e colori ad olio). Parte di questo progetto è stata esposta a ottobre in una mostra collettiva a Palazzo Zenobio a Venezia con la Galleria Zamenhof di Milano.

facebook.com/ilaria.marchione

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