Ilaria Marchione

di Chiara Berton

Ilaria Marchione

Ecco qui l’ultima dei quattro fotografi che a luglio hanno esposto alcuni dei loro scatti durante la sessione estiva di Original Different Festival. Lei è Ilaria Marchione, è di Guastalla e il suo tocco di bianco e nero ci colpì particolarmente…

Ciao Ilaria! Vorremmo fare una piccola premessa prima di partire: la tua esposizione ci è piaciuta dibbèstia. Detto questo: come è andata la storia tra te e la fotografia?

Ho sempre amato disegnare,è sempre stata una grande passione,fino a quando presi la decisione di frequentare l’Istituto d’Arte Gaetano Chierici di Reggio Emilia, scuola che per me è stata un grande percorso di crescita non solo a livello artistico ma  anche personale. Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia più tardi, quando mi resi conto che riuscivo a immortalare in uno scatto quello che non sarei mai riuscita a dipingere.

Quali sono i maestri fotografi a cui fai riferimento e che più ammiri?

Adoro le foto di Francesca Woodman, Diane Arbus, Ackerman e molti altri, prediligendo la fotografia in bianco e nero, sfogliando foto artistiche e reportage. Qualunque cosa dia uno scossone emotivo mi attrae. Non ho mai frequentato corsi di fotografia e non amo le immagini studiate e perfette. Adoro gli sfocati e i mossi.

La prima sensazione, quando abbiamo visto le tue opere esposte all’Original, è stata di velata nostalgia. Te come definiresti il tuo stile? C’è un determinato criterio in base al quale scegli cosa o chi fotografare o una tecnica che prediligi?

Non seguo un determinato criterio su chi o come fotografare, vado spesso a istinto. Capita di scegliere un volto, una persona, mi piace vedere che sensazioni mi dà. Non credo di avere mai pensato a definire il mio stile, ma sono consapevole che nelle mie foto risalta la malinconia; emerge un passato che porto sempre con me, anche se mi piace pensare che qualcuno potrebbe leggerne anche una rinascita, non solo il lato buio.

Analogico o digitale?

Amo l’analogico, l’attesa dello sviluppo e la sorpresa del risultato, ma per problemi organizzativi utilizzo il digitale.

Quando fotografi hai una colonna sonora?

Nessuna colonna sonora… o forse non ci ho mai fatto caso, sono più concentrata sulle mie emozioni.

Tra i tuoi scatti ce n’è uno in particolare che ti rappresenta meglio degli altri?

Tutti i miei scatti mi rappresentano, dagli autoritratti ai ritratti di mio figlio e a quelli di chiunque altro, perché metto sempre qualcosa di me nelle fotografie.

Qualche nuovo progetto fotografico dietro l’angolo?

Sto lavorando da due anni a una raccolta di immagini vecchie di persone scomparse, In Memoriam è un progetto che oltre a me ha coinvolto chiunque volesse partecipare e che verrà realizzato con quadri sviluppati a fotografia e tecnica mista(carta e colori ad olio). Parte di questo progetto è stata esposta a ottobre in una mostra collettiva a Palazzo Zenobio a Venezia con la Galleria Zamenhof di Milano.

facebook.com/ilaria.marchione

Here is the last of the four photographers who exposed in July some of their shots during the summer session of Original Different  Festival. She’s Ilaria Marchione from Guastalla (RE) and her touch of black and white hit us so much…

Hello Ilaria! We’d like to make a short introduction: we loved your exposure! Said that: how was born the story between you and the photography?

I’ve always loved drawing, it was my great passion until I decided to attend the Chierici’s Art Institute of Reggio Emilia; this school for me represented an important process of growth, not only in terms of artistic skills, but also on a personal level. I became interested in photography later, when I realized that I could capture in a shot what I would never be able to paint.

Which are the master photographers do you most admire?

I love photos of Francesca Woodman, Diane Arbus, Ackerman and many others, preferring black and white, flipping artistic photos and reportages. Whatever gives an emotional shake appeals to me. I never attended photography courses and I don’t like perfect or studied pictures.

Our first sensation when we saw your exhibits to Original Different Festival, was of veiled nostalgia. How you define your style? There is a certain criterion by which you choose what or who to photograph? What techniques do you prefer to use?

I don’t have a specific criteria about who or how to shoot, I often use the instinct. It happens that I choose a face, a person; I like to see what feelings the subject gives me. I don’t think I have ever thought to define my style, but I know in my photos brings out the melancholy; a past that I always take with me, even though I like to think that someone can read a rebirth in this, not only the darkside.

Analog or digital?

I love the analog, waiting of the development and the surprise of the result. But for organizational problems I use the digital.

Have you a soundtrack during your shots?

No soundtrack…or maybe I never noticed, I’m more focused on my emotions.

There’s one  in your shots that represents you better than others?

All my shots represent me, from self portraits to portraits of my son and everyone else, because I always put something of myself in the photographs.

Have you got any new project?

I’m working on In Memoriam, a collection of old images of missing people. The project involve anyone who wants to take part and will be realized with paintings developed in photography and mixed techniques (paper and oil colors). Part of this project was exposed in a group exhibition at Palazzo Zenobio in Venice with Zamenhof Gallery of Milan from October 13 to 24.

facebook.com/ilaria.marchione

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One thought on “Ilaria Marchione

  1. keaberton ha detto:

    L’ha ribloggato su KEA.

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