Alta Fedeltà, la voce della musica in quel buco di Mantova

di Chiara Berton

altafedeltà

Se sei mantovano e non hai mai sentito parlare di Alta Fedeltà i casi sono due: o la musica ti fa schifo (che tanto vai a ballare sempre al Mascara) o non hai mai preso in mano un quotidiano locale. Oppure hai sempre e solo letto l’altro quotidiano, quello super patinato. Eppure su quello fatto male (quello che inizia con le lettere al direttore, per intenderci) ogni venerdì esce il migliore inserto sulla musica di Mantova e dintorni. Si chiama Alta Fedeltà, come il libro di Hornby dal quale è stato tratto anche un film, e lo dirige Fabio Guastalla (che di tanto in tanto per MB curava la rubrichetta FabFive). In occasione dei festeggiamenti per i primi 5 anni di vita dell’inserto (sabato 9 novembre all’Arci Fuzzy) abbiamo cercato di fargli delle domande scomode alle quali purtroppo ha risposto sempre impeccabilmente.

Ciao Fabio, spiega al resto del mondo chi sei e cosa fai per campare.

Ho trent’anni, da dieci lavoro nella redazione di un piccolo quotidiano di una piccola provincia, da cinque curo – coadiuvato da una splendida mini-redazione di ragazzi appassionati e competenti – un inserto musicale che propone un focus sulla scena locale, ma non solo: ci sono recensioni di dischi nuovi e storici, approfondimenti, live-report, eccetera. Da qualche anno collaboro con Ondarock, da qualche mese faccio altrettanto col Mucchio Selvaggio. E questo era per rispondere alla prima domanda. In quanto alla seconda, posso dire che scrivo per campare, o forse campo per scrivere.

Ad oggi Alta Fedeltà è l’unico approfondimento musicale su carta stampata di Mantova, come è nata l’idea e come si è evoluta nel tempo?

Il motivo scatenante è, ovviamente, l’amore per la musica. Già prima di Alta Fedeltà mi ero inventato una rubrichetta settimanale di nome Band on the run – il riferimento alla canzone di Paul McCartney & Wings non è casuale -, uno spazio con cui dare voce alle formazioni locali, un mondo (di cui io stesso per anni ho fatto parte) vivissimo eppure sconosciuto alle redazioni dei giornali. Quello spazio, però, non mi bastava: volevo qualcosa che assomigliasse alle “vere” riviste di musica. Così è nata Alta Fedeltà: era il 6 novembre del 2008 quando usciva in edicola il primo numero. All’inizio erano le due pagine centrali del giornale, poi divenute tre, poi quattro e per una volta al mese persino otto, formato momentaneamente accantonato (ma forse, chissà…).

In questi anni avete seguito alcune tra le più promettenti band della città e dei dintorni, ma personalmente ti è mai capitato qualche volta di pensare: «sono proprio orgoglioso di me, quelli li ho scovati che erano dei pischelli e guarda adesso dove sono arrivati!».

Con Alta Fedeltà non ci siamo mai posti limiti di gusti od opinioni personali: si tratta di una vetrina aperta a tutti coloro che abbiano i requisiti per potervi prendere posto. Per quanto mi riguarda, invece, e dunque esulando dal discorso dell’inserto musicale, ho prodotto e pubblicato il disco di un gruppo di giovani scapestrati di nome Dustcloak, un po’ come Rob Gordon con i ladruncoli punk nell’Alta Fedeltà di Nick Hornby (con la differenza che i Dustcloak hanno la fedina penale pulitissima, fin troppo per un gruppo rock). Grazie a quell’album sono stati selezionati tra i 36 finalisti del Rock Contest di Firenze, nel 2011, andando avanti fino alle semifinali: in sostanza sono finiti nei primi dodici su oltre cinquecento candidati.

Fino a un paio d’anni fa, inoltre, organizzavo concerti a nome Alta Fedeltà per il Bier Garten, e credo che da quelle parti siano passate band all’epoca sconosciute, ma che poi il botto l’hanno fatto davvero. Penso ai Blue Willa (ex Baby Blue), finiti di recente sulla copertina del Mucchio, o ai Plastic Made Sofa, “prenotati” prima che l’Heineken li sbattesse sul main stage in apertura a Ben Harper e Pearl Jam. Ricordo serate sotto il famoso tendone con band che suonavano mentre fuori (e dunque pure dentro) c’erano -10°, o in pieno agosto, con un caldo mostruoso. E il locale era sempre pieno, in qualunque stagione.

Parliamo di Mantova, città culturalmente lentissima, cosa si può dirne riguardo alla musica? Qual è il clima e quali sono i movimenti sotterranei invisibili al grande pubblico?

Così come a livello nazionale, su scala locale il calo di un pubblico – soprattutto giovane, ma non solo – interessato alla musica dal vivo è un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Probabilmente ciò è dovuto a una serie innumerevoli di motivi, resta il fatto che a Mantova negli ultimi anni i luoghi dove poter ascoltare musica live si sono dimezzati, mentre l’offerta, a parte pochi casi, è sempre rimasta medio-bassa. La verità è che, fatta qualche sempre più sparuta eccezione, nessuno si è mai preso la briga di creare qualcosa di serio: parlo ad esempio di luoghi adeguatamente attrezzati, con un’identità artistica definita, con addetti ai lavori che conoscano la musica e la scena, che sappiano partire dal piccolo, fidelizzare un pubblico e puntare gradualmente in alto. Stiamo pur sempre parlando di una città da secoli orfana di sale prove, da un paio d’anni priva di negozi di musica. D’altro canto, però, da questo scenario poco accomodante e molto dilettantistico escono band di alto livello come Tempelhof e ThreeLakes, e prima ancora Super Elastic Bubble Plastic, e potrei fare molti altri nomi. La gente che suona, e che lo fa davvero bene, c’è. Manca tutto il resto, e temo mancherà ancora a lungo. Alta Fedeltà, come Don Chisciotte, cerca nel suo piccolo di invertire questa rotta. E Mogol Bordello pure.

Sabato date una festa al Fuzzy, party hard in puro stile A/F?

Proprio così. Avremo con noi una band strafiga come i The Crazy Crazy World of Mr Rubik (chi non li ha ancora visti dal vivo, corra!), prima e dopo il concerto metteremo su la migliore musica che possiate trovare in circolazione, berremo ottimi drink, garantiremo una lunga serie di amenità che in questo momento non posso ancora svelare. Vi aspettiamo, popolo di mogolbordelliani.

fabio

If you come from Mantua and you’ve never heard of Alta Fedeltà the cases are two: or the music sucks you (and you always go to Mascara for dancing) or you’ve never read a local newspaper. Or maybe you’ve read always only the other newspaper, the super patinated one. But every Friday on the other, on the one done wrong (that starts with the letters to the editor) comes out the best music insert of Mantua and nearby. Is called Alta Fedeltà (High Fidelity, just like Hornby’s novel) and is directed by Fabio Guastalla. For the celebrations of five years of A/F we tried to ask him inconvenient questions, but his replies were always impeccably good.

Hi Fabio! Tell to the rest of the world who are you and what do you do.

I’m 30, since ten years I work for in the editorial staff of a small newspaper of a little town and from five I care ̶ with a wonderful small editorial staff of passionate and very well versed youngsters ̶ a music insert which proposes a focus on the local scene, but not only: there are new and old records, insights, rewievs, live report and so on. For some years I collaborate with Ondarock and from some months I do the same with Mucchio Selvaggio. And this was to answer to your first question. As for the second I can say that I write for living, or perhaps I live for writing.

To now Alta Fedeltà is the only one musical deepening on printed paper of Mantua, how was the idea born and how evolved during the time?

The motivating factor was, of course, love for music. Even before A/F I created a weekly column called Band on run — a not accidental reference to the song by Paul McCartney &Wings — a space with which give voice to the local bands, a lively world (at which for years I took part) yet unknown to newspapers’ editorial staff. But that space was not enough: I wanted something similar to the real music magazines. So was born A/F: was the 6th of November 2008 when went out the first number. At the beginning were only the two central pages of the newspaper, then become three, four, once a month even eight, but at the moment this last format is been pushed aside (but maybe, who knows…).

In these years you followed some of the most talented bands of the city and the nearby, is never happened in your case to say “I’m very proud of me, I discovered this band when they were kids and see now where they’re arrived!”

With A/F we have never had limits of taste or personal opinion: it is a window open to everyone have the requirements to take part. In my personal case, over A/F, I produced and released the album of young and wilds Dustcloak, just like Rob Gordon whit little punk thiefs in High Fidelity of Nick Hornby (but Dustcloak have a clean judicial certificate, maybe too much clean for a rock band). For this album they were selected between the 36 finalists of Rock Contest of Florence in 2011, going well on semi-final: they were on first twelve on over 300 candidates.

Two years ago I also organized shows for A/F in a place called Bier Garten and I think are passed unknown bands at the time than then had got the “boom”. I think about Blue Willa (ex Baby Blue), recently on the cover of Mucchio Selvaggio, or Plastic Made Sofa, which I engaged before Haineken Jammin’ Festival banged them on the main stage in overture to Ben Harper and Pearl Jam. I remember the nights under the famous tent, with bands who played when out (and also in) were -10°, or in full August with an huge summer heat. And every season the club was full.

Talking about Mantua, a very slow cultural city, what can you say about its musical scene? What is the climate and what are its underground movements?

Just like on national level, on local scale there is less audience — young audience in particular, but not only — interested to live music, this is case that everyone knows. This is probably due to a countless number of reasons, the fact remains that in recent years in Mantua the places where you can hear live music were halved, while the offer, apart from a few cases, it has always remained low-medium. The truth is that, with a few exceptions, no one has ever bothered to create something “serious”: I speak for example of places are adequately equipped, with artistic identity defined, with insiders who know the music and the scene, who can starting with a small, loyal audience and focus gradually higher. We’re still talking about a city since centuries orphan of rehearsal rooms, since a couple of years with no music stores. On the other hand, however, from this little scenario accommodating and very amateurish, coming out bands of high level just like Tempelhof and ThreeLakes, and before Super Elastic Bubble Plastic and I could say many other names. People who play, and do it very well, there are. Everything else is missing, and I fear will miss for a long time, A/F such as Don Quixote trying in its little to reverse this route. Just like Mogol Bordello!

Saturday you give a party at Arci Fuzzy. Party hard in A/F pure style?

Of course! We’ll have a super cool band called The Crazy Crazy world of Mr. Rubik (if you never saw them live, hurry up!), before and after the show we’ll put the best music you can find around now. We’ll drink a lot and ensure a long list of pleasantries that at this moment I can’t reveal yet. We’re waiting MB fans!

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One thought on “Alta Fedeltà, la voce della musica in quel buco di Mantova

  1. keaberton ha detto:

    L’ha ribloggato su KEA.

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