ARTO

ARTO I

Gente, se frequentate la Bassa e non vi è mai capitata tra le mani una copia di ARTO allora è il caso iniziate a farvi qualche domanda sula vostra esistenza portata avanti solo dai cappelletti. ARTO è la fanzine messa in piedi da Alessio Gorni (vecchia conoscenza di MB, il suo Ma tu non li vedi gli orsi ballare? rimane ad oggi uno dei post più letti) e Sonny Zannella. Uno di Rivarolo Mantovano e l’altro di Padova. Non abbiamo ancora capito bene quale sia la storia della loro commistione, fatto sta che ne è nata una delle più interessanti forme di fanzine collaborativa di queste parti. Eh sì, perché a mettere in piedi ARTO ci pensavano loro, ma a crearne i contenuti era la gente. La nostra memorabile intervista a Sonny e Alessio (forse però mai memorabile quanto i loro tre minuti finali del Free Italian Creativity).

Voi chi siete?

Zane: Due ragazzi relativamente vicini d’età, un po’ meno per posizione geografica, senza nulla di così particolare.

Gorni: Gorni e lo Zane, due ragazzi per certi aspetti abbastanza simili ma abbastanza lontani, ci siamo conosciuti per caso/a caso a Londra annetti fa.

Quando e come nasce il progetto ARTO?

Gorni: ARTO nasce un annetto fa, l’idea un po’ prima. Nasce da una serie di voglie di fare qualcosa, di creare qualcosa di tangibile e concreto. Siamo sempre stati sulla stessa onda ma, divisi in primis dalla lontanza, provammo a fare qualcosa di “musicale” tramite computer. Parallelamente nasce Ortaggiolo, il nostro blog, il nostro sfogo, all’inizio avevamo piani di regolarità di pubblicazione, per lo più sfoghi e strappi di vite quotidiane. Poi siamo andati in e crisi abbiamo cancellato tutto. Una sequenza di vita/morte fino ad ora, che è in morte.

Da queste esperienze ci è salita la voglia di creare qualcosa di tangibile, lontano dal computer, e quindi abbiamo scelto di trasportare le nostre cosette su una fanzine. All’inizio era una cosa un po’ egoista, dovevano essere le nostre cose, poi ci siamo detti: «perché non fare una cosa completamente aperta dove ognuno può sbatterci le sue cose»? Da qui l’idea di creare uno spazio libero dove ognuno avrebbe potuto mettere le proprie cose.

Arto

arto

Perché il nome ARTO?

Zane: Per il blog di cui dicevamo sopra.  Non sapevamo che nome usare, così abbiamo deciso di partire aprendo il dizionario a caso e la parola che è venuta fuori è stata “ortolo”. Da lì Ortaggiolo, che sarebbe stata la cosa che avrebbe racchiuso tutto ciò che avremmo fatto insieme.

Gorni: ARTO è un sottoprodotto di Ortaggiolo, noi siamo Ortaggiolo, è come una grande mamma, una grande scatola dove dentro ci sono i nostri progetti. All’inizio ricordo che volevamo chiamarlo appunto Ortaggiolo, ma non riuscivamo a impaginare un nome del genere. Quindi l’abbiamo tagliato, uscì “orta” che poi divenne ARTO, che può essere letto come una parte di Ortaggiolo o come una estensione di te che metti qui le tue cosette.

Quanto tempo impiegate mediamente nella creazione di un numero?

Zane: Mah circa due mesi, mi pare. Poi non abbiamo mai avuto chissà che regolarità

Gorni: Non saprei, è un processo lungo e spesso subordinato all’attesa del materiale e di un giorno libero per entrambi per beccarci e stampare. In genere non meno di due mesi.
Il primo numero uscì a fine primavera 2013 e in un annetto ne abbiamo prodotti cinque.

Wotking on ARTO

La grafica è molto minimale: voi vi sentite minimalisti?

Zane: Mmmh no, direi che non mi sento minimalista

Gorni: La grafica non è minimale: è figa e coincisa.

La cosa bella di ARTO è la sua natura liberamente partecipativa, quali sono i pro e i contro del lavorare con la gente?

Zane: “Lavorare con la gente” spacca. Una delle cose più belle secondo me è quando riesci a far partecipare qualcuno che magari non si sarebbe mai messo in gioco, del tipo che passa ore a casa a disegnare, scrivere o quel che è, però quelle cose poi restano lì chiuse nella sua camera e nella sua testa. Che poi penso sia uno dei motivi maggiori per cui è partita questa cosa: anche noi due siamo così. Il brutto invece sta invece nel dover fare tutto con tempi spesso molto lunghi, nel perdere tempo, soldi e ciò che ci va dietro per fare Padova-Mantova e viceversa, per comprare il materiale, e tutte quelle cose lì. Però alla fine è un sacrificio che abbiamo fatto con piacere

Gorni: Con la gente? È sicuramente una bomba aver creato uno spazio per tutte quelle persone che magari disegnano all’università invece di ascoltare la lezione, o perché sono bravi e gli piace ma spesso non hanno punti di uscita. I pro sono sicuramente che conosci gente, senti storie, vedi stili e idee nuove, è bello insomma. Il grande contro è che portare a compimento un progetto di questo genere richiede una grande pazienza e tempistiche molto lunghe.

Entrambi provenite da ambienti dove veder girare delle fanzine è abbastanza comune, quali sono le vostre preferite?

Zanne: In realtà io di fanzine non ne vedo girare molte, comunque segnalo Gusto Rana! del mio amico Sica (date un occhio anche alla sua etichetta!). Mi piacevano parecchio Qui(e)t Magazine, Verde della quale possiedo qualche numero e che per certe cose mi è piaciuta parecchio e Contorsions che trovavo affascinante. Interessante anche Start Something Zine da Trento, della quale metà mente ha partecipato anche a un numero di arto.

Gorni: La mia preferita in assoluto è Blk/mark di Alberto da Bassano che ho conosciuto lavorando alla mia tesi sulle fanzine. Ci crede molto, si sente, e il suo progetto è veramente avanti: dategli un occhio! Sicuramente anche Qui(e)t era molto figa (ora è finita per problemi credo economici), Schiele Carnoso fa molto ridere ed esce una volta all’anno e anche Start Something è bella.

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A breve entrambi sarete fisicamente separati (Gorni andrà a vivere all’estero, ndr), continuerete a portare avanti ARTO?

Zane: Diciamo che quello della distanza è un problema con cui abbiamo avuto sempre a che fare però sicuramente ora lo sarà ancora di più. Per ARTO ci incontravamo e in un pomeriggio stampavamo tutto, ritagliavamo, impaginavamo e ognuno tornava a casa con le sue copie da portare in giro. Non so se ARTO andrà avanti, indubbiamente ci sono affezionato. Per lo meno spero di continuare a fare qualcosa con Ortaggiolo.

Gorni: Fisicamente separati lo siamo sempre stati, ci si incontrava solamente in giornata il giorno della stampa, ma a breve saremo fisicamente separati ancora di più. Ora come ora ARTO è in pausa, i preparativi per andarmene sono agli sgoccioli e ho veramente poco tempo. Per quanto riguarda il futuro di ARTO non saprei: stavamo anche lavorando a un numero speciale coinvolgendo tutti coloro che fin’ora hanno partecipato al progetto, doveva essere un ringraziamento in modo che se si fosse concluso avrebbe avuto una fine e se fosse continuato avrebbe avuto un’ edizione speciale di ringraziamento. Vedremo di riuscire a fare prima o poi questo numero e poi parleremo del nostro futuro.

Progetti professionali futuri?

Zane: Per ora di certo ho solo progetti musicali, per il resto boh. Ho tante cose per la testa ma ancora nulla di programmato

Gorni: Ho una lista di cose da fare, alcune idee per fanzine e anche qualcosa a livello sonoro. Ho un po’ di idee in testa ma pochi denari e tanta voglia di andarmene. Quindi per ora metterò tutto in standby finché non mi stabilizzerò da qualche parte.

ARTO for Free Italian Creativity

ARTO per il nostro documentario Free Italian Creativity

 

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