Welcome Back Sailors, Tourismo e il ritorno

wbs

di Chiara Berton

Un gran ritorno sulla scena merita di essere acclamato come si deve. In questa sede è proprio il caso di accogliere calorosamente il ritorno dei nostri marinai preferiti. Lunedì 24 uscirà Tourismo, il nuovo album degli impeccabilissimi Welcome Back Sailors. Se vi state già bagnando nei pantaloni allora è il caso di trattenervi e leggere l’estenuante intervista a cui abbiamo sottoposto Alessio Artoni, componente, insieme a Danilo Incerti, del duo guastallese.

Da un primo ascolto di Tourismo il vostro pop suona meno dream e molto più deciso. Le atmosfere sognanti e riverberate di YES/SUN sembrano aver lasciato spazio a sonorità in tutto e per tutto 80s. Un pop di sostanza, ecco. È stata una vostra decisione quella di accantonare il vostro stile o solo una naturale evoluzione del sound WBS?

La tua considerazione è abbastanza veritiera, nel senso che le sonorità di Tourismo suonano decisamente più pop, se vuoi anche con decise connotazioni 80s. In parte credo dipenda parecchio dal fatto che il disco sia stato interamente registrato e mixato in studio (all’Alpha Dept di Bologna) con il supporto di Andrea “Suri” Suriani, ma anche dal fatto che le nostre esigenze e “pruriti” si siano fatti più nitidi e forse anche espliciti. L’attitudine nel nostro modo di comporre è rimasta quasi totalmente invariata. La differenza maggiore rispetto alla stesura di YES/SUN è data dal fatto che negli undici brani di Tourismo tutte le sezioni ritmiche siano state curate in modo particolare dando più forma alla struttura del brano conferendogli un taglio decisamente più pop. Trovo giusto in sostanza parlare di evoluzione.

Il vostro nuovo “pop di sostanza” permette di abbandonare anche tutte quelle solfe immaginifiche che si son sempre scritte su di voi quando vi si immaginava in polaroid sbiadite in contesti balearici oppure si parlava del disco come di una scatola di macarons (mea culpa). Non vi sono mai sembrati strani quei paragoni con la vostra musica?

Più che strani ci hanno fatto sempre molto ridere, soprattutto l’idea di accostarci a tramonti balearici provenendo noi dalla bassa dove nei mesi invernali la nebbia avvolge ogni cosa! D’altra parte ti dirò che è sempre molto interessante sentire cosa le altre persone pensano della tua musica e dove esse si sentano trasportate ascoltando i WBS. Come tu ben sai per noi l’immaginario che si cela dietro alla nostra musica è molto importante, così come è importante l’aspetto dreamy, perciò sapere che la nostra musica scaturisce queste “visioni” non può farci altro che piacere.

“Tourismo”, un titolo un perché: quali sono stati gli ascolti che vi hanno influenzato durante la stesura?

Quando ci è venuto in mente il titolo Tourismo non ci siamo fatti troppe domande, era quello giusto. Abbiamo pensato alle varie date in giro per l’Italia dopo l’uscita di YES/SUN, a tutte le persone che abbiamo incontrato, alle situazioni, alle cene e ai brindisi, e in effetti la parola Tourismo ne era un riassunto perfetto. Unire semplicemente le parole “tour” e “turismo” ci suonava bene, spiegava una condizione di movimento, di curiosità, di relax, ma racchiudeva anche quello che più amiamo fare: suonare e portare ovunque la nostra musica. Se devo farti qualche nome degli ascolti durante la stesura del disco ti direi: Grizzly Bear, SBTRTK, Sampha, Blood Orange, Beach House, The Radio Dept., Depthford Goth, i cataloghi di etichette come Cascine Records e Mexican Summer, Millionyoung, Chad Valley, Kisses, Lone, Jessie Ware, James Blake, Disclosure, London Grammar, Young Galaxy…e potrebbero continuare ancora.

In alcuni pezzi è presente una piacevolissima voce femminile. Questo mi fa intuire che forse la formazione dal vivo si amplierà…

La piacevolissima voce è quella di Sara Loreni che abbiamo avuto modo di conoscere durante un live del tour di YES/SUN. Giusto il tempo di terminare i live e di riorganizzare le idee per il nuovo album ed è partita la chiamata con richiesta di collaborazione. Sara ha cantato in due brani del disco Falling e Love is a Mirror e sì, ci sarà anche lei in molte delle date del prossimo tour. La formazione live, oltre a Sara, si è arricchita anche di Francesco Sgorbani che seguirà tutta la parte ritmica. Non vediamo l’ora di iniziare questa nuova avventura!

Voi siete abituati a suonare un po’ ovunque, ma qual è la situazione tipo per il nuovo album?

Ma guarda la location è indifferente: la differenza la farà sicuramente l’atmosfera che si verrà a creare durante il live sia che esso sia in un fienile, sia che sia in un club. Diciamo che non ci siamo mai posti il problema del “dove” e “come”, crediamo sia più importante “in che modo”. Tourismo è un disco fondamentalmente pop ma il live rimane comunque un momento pieno di energia. Il momento di condivisione di questi elementi non implica necessariamente una location precisa, basta farsi trasportare.

Recentemente ho visto “Interstellar” e mi domandavo quale dei due Nolan fosse rimasto maggiormente sotto con Borges, immaginando poi il loro momento di elaborazione della sceneggiatura come una sorta di scontro tra esagerazioni dal quale alla fine nasce un micro-mondo incredibile. Evidentemente lavorare in due quando si ha una forte predisposizione alla creatività dà buoni risultati: cosa avviene tra voi due quando vi chiudete in studio?

Il nostro studio ad oggi è il posto principale dove trascorriamo in assoluto più tempo assieme. Quindi una volta dentro diventa un po’ il nostro mondo, una seconda casa. Lì nasce gran parte di tutta la nostra produzione musicale. Tranne quella volta che abbiamo composto una colonna sonora con due iPad durante un viaggio in macchina suonando app a turno in base alla guida. In studio invece accade che, una volta accesi tutti gli strumenti, si inizia a suonare, si stratificano suoni, si guardano dei video, si ascoltano cose, si chiacchiera, si sta in silenzio, ci si lascia trasportare dai suoni, si studiano gli strumenti, ecc. Avendo selezionato i nostri strumenti principalmente in base alla bellezza del loro suono, ci lasciamo ammaliare molto spesso da ognuno di loro e quindi a volte capita che la stessa melodia venga suonata per un tempo indeterminato. Concretizzato questo primo step lavoriamo per addizione, stratifichiamo suoni e ritmi fino a quando non capiamo che la cosa ci soddisfa. Il tutto quasi sempre senza neanche rivolgerci la parola. È un po’ come scrivere una sceneggiatura senza sapere il tema del film.

Parlando sempre di film: con il video di “Best Friend” avete abbandonato i Super 8 (nostalgici) di sconosciuti per creare qualcosa di totalmente vostro, anche nella direzione dato che lo hai girato tu. Raccontami un po’…

L’immagine legata al suono è sempre stata un aspetto molto importante per noi. Il fatto di aver girato e montato interamente il video di Best Friend è dovuto dal fatto che l’idea di base ci piaceva per intero fin da subito e volendo perseguire quell’immaginario abbiamo deciso di lavorarci a 360°.

Avete ancora tempo per la scena punk?

Intesa come scena musicale ti devo dire no. Sono cambiate molte cose dai 90’s e oggi lo spirito non è certamente più così vivo come allora. La stessa parola punk oggi ha connotazioni molto diverse rispetto a diversi anni fa e questo vale anche per noi. Credo sia più da intendersi come una cosa che uno si porta dentro come background culturale e non più come un movimento di cui far parte. Certamente è stato un momento decisivo per la nostra crescita e ci ha dato tanto sotto molti punti di vista. Tanto per farti un esempio, giusto qualche giorno fa abbiamo realizzato un mixtape per un’etichetta francese e uno dei pezzi inseriti è Trip Poem dei Sense Field.

Siamo a fine anno ed è il momento di trarne le somme musicali: quali sono stati secondo voi i dischi migliori del 2014?

Caribou, How to Dress Well, Perfume Genius, FKA Twigs, The War on Drugs, Pure X, Sohn, Korallraven.

Tre anni fa oltre a Yes/Sun usciva anche il disco di esordio dei Korallreven – i quali per certi versi mi han sempre ricordato voi – che nell’intro di “Keep your eyes shut” piazzavano un estrapolato di Edinson Cavani che parlava del “sogno” (nel suo caso era quello di vincere lo scudetto). Oggi, in questo vostro nuovo album i cui confini sono ben delimitati, dove si trova la dimensione del sogno?

Guarda, prima ancora di leggere tutte le tue domande nel risponderti alla domanda sull’immaginario (macaron, baleari, ecc) avrei voluto citarti lo stesso esempio di “sogno” nell’intro dei Korallraven…sarà un caso? Credo di no. La dimensione del sogno in quello che facciamo è sempre lì dove stava prima, solo è diventata meno sbiadita, si è fatta più nitida. Senza sogni non si va da nessuna parte e a noi sognare piace parecchio.

[Fuori tempo massimo riesco a strappare una domanda anche a Danilo…]

Perché alla fine una canzone su Jason Dill?

Perché è il mio mito da sempre. Io vado in skate dalle terza media, anche se ora  mi approccio alla tavola in maniera più umile non ho mai mollato.
Ho sempre adorato Jason Dill come skater, il suo stile nel praticarlo e nell’applicarlo al modo di vivere. Insomma è il mio mito. La voce che si sente in sottofondo nel pezzo è la sua.

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