C.A.C.C.A. – Cose A Caso Con Attenzione

di Chiara Berton

caccaUn’intervista in stallo da mesi, ma ne è valsa la pena! Quando Giacomo Mha alias “Mha corre fra gli alberi” —cofondatore di C.A.C.C.A.— si è finalmente ricordato di rispondere alle nostre domande non ha deluso le aspettative. E allora cos’è questa cosa che porta lo stesso nome della merda? In realtà è una cosa bella e pregevole: C.A.C.C.A. è l’acronimo di Cose A Caso Con Attenzione ed è una fanzine di natura collaborativa fondata un annetto fa a Parma e nata da un’idea di Giacomo e Nicola dopo aver visto un documentario sullo slow food. Niente coprofagia gente, leggete l’intervista per scoprire la magnifica storia di C.A.C.C.A. 

Come, quando ma soprattutto perché nasce C.A.C.C.A.? 

«C.A.C.C.A. Nasce dall’esigenza di creare stimoli per fare qualcosa di bello, senza però avere un’idea precisa. Volevamo racchiudere cose a caso, per l’appunto, ma con attenzione.

Io e Nicola ci trovavamo al Collecchio Film Festival e dopo la visione di un documentario sullo slow food nel quale i giovani protagonisti mettevano in piedi una rivista indipendente, ci è venuta la voglia di dar luce a un progetto che potesse racchiudere le nostre passioni: l’arte, l’illustrazione, la fotografia e la letteratura. Abbiamo così cercato amici disposti ad aiutarci e partecipare. La redazione si è sviluppata poco alla volta, all’inizio Francesco (graphic designer) ha risposto con entusiasmo all’appello, e subito dopo si sono aggiunti Stefani (curatrice) e Matteo (pittore). Ad oggi quindi siamo in cinque».

La partecipazione è aperta a tutti o fate una selezione?

«L’idea iniziale era che fosse un progetto il più partecipativo possibile, quindi aperto a tutti. Un po’ i costi di stampa, che non ci hanno permesso di mettere sempre tutti i lavori e un po’ la ricerca di qualità, ci hanno portato a selezionare. Rimaniamo però aperti a tutte le proposte, quindi tutte e due le cose: C.A.C.C.A. è aperta a tutti ma facciamo una selezione».

Come avviene tecnicamente e praticamente l’elaborazione di un numero di C.A.C.C.A.?

«Abbiamo un gruppo facebook dove insieme ai collaboratori scegliamo, attraverso un sondaggio, la parola chiave. Il colore è sempre scelto dalla redazione. Scriviamo un lungo post su come partecipare e aspettiamo la deadline e i lavori. Una volta arrivato tutto, revisioniamo e facciamo la selezione. Assembliamo con non poche discussioni su come e dove mettere le varie cose. Mandiamo in stampa. Rileghiamo le copie con un filo di cotone del colore del numero. E poi le portiamo nei nostri punti vendita di fiducia (la maggior parte dei quali siamo noi stessi)».

Da due anni a questa parte il fenomeno di ritorno delle fanzine si è fatto sentire pesantemente, voi avete colto l’onda o vi ci siete ritrovati in mezzo?

«Credo la seconda. Nessuno di noi era o è troppo a conoscenza della situazione della microeditoria indipendente italiana».

Dal punto di vista editoriale vi siete ispirati a qualche fanzine o magazine in particolare?

«Quando studiavo a Bologna mi ero ritrovato a partecipare a una bellissima fanzine chiamata Idioteca. Era gratuita, aveva una parola chiave ogni numero ed era fatta da un gruppo di amici molto affiatato. Credo che C.A.C.C.A. abbia preso, almeno l’idea iniziale, da quella mia esperienza».

Che tipo di approccio al progetto avete riscontrato con il pubblico finora?

«La gente credo sia entusiasta. Riceviamo molte email di partecipazioni ad eventi o richieste di collaborazioni. E la nostra pagina facebook riscontra un aumento giornaliero di like (vuol dire qualcosa no?)».

Avete anche lanciato una campagna di crowdfunding, quanto è importante l’aiuto del pubblico oltre il semplice acquisto di una copia per il sostentamento di una fanzine come la vostra?

«Credo che sia indispensabile. Senza l’aiuto del pubblico, che facilmente può trasformarsi in parte attiva nel progetto, partecipando e inviando i lavori, non credo saremmo arrivati a questo punto».

Dove possiamo trovare le copie di C.A.C.C.A.?

«Si possono leggere, scaricare e stampare gratuitamente tutti i numeri da internet a questo indirizzo: http://issuu.com/coseacasoconattenzione.

Inoltre potete trovare le copie cartacee a Parma alla bellissima Enolibreria Chourmo in via Imbriani n.56, nel magico negozio di cornici Soqquadro in via spezia n.222, presso le nostre pettinatrici di fiducia E-Cut in via verdi 6, alla Mondadori del centro commerciale Eurotorri o scrivendoci direttamente! Inoltre potete anche consultarle all’Ostemagno (di fronte al teatro Regio, il vicoletto carino-carino) mentre vi bevete un bel bicchiere di vino.

Vi potrà capitare di trovarla in altre città ma non è ancora nulla di fisso e sicuro. Ci stiamo muovendo per avere una buona rete di distribuzione e presto faremo un e-commerce per la vendita del cartaceo online».

Voi siete di Parma, che rapporto avete con la città?

«Parma è una città piccola, ma ultimamente si sta dando da fare per togliersi di dosso lo stereotipo della città noiosa. Essendo la nostra città c’è sempre quell’amore/odio dei posti in cui nasci e cresci. Quasi tutti noi ce ne siamo andati, siamo tornati, siamo ripartiti, siamo rimasti, vogliamo ripartire. Nonostante tutto credo che il pubblico parmigiano abbia accolto C.A.C.C.A come qualcosa di speciale e questo ci fa molto piacere».

C.A.C.C.A – Cose A Caso Con Attenzione

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2 thoughts on “C.A.C.C.A. – Cose A Caso Con Attenzione

  1. Gianmarco Perrone ha detto:

    Ho scoperto da poco l’esistenza di questa fanzine e ne sono rimasto colpito. I pezzi e le illustrazioni meritano davvero.

    • mattiapaje ha detto:

      hai ragione gianmarco, è proprio una bella rivista! anche io l’ho scoperta da poco ed è stata una grandiosa e piacevolissima scoperta!
      Buona serata gianmarco!

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