Il Collettivo FX, le Reggiane e i freni a mano

Le Reggiane

Mezza giornata alle Reggiane col Collettivo FX e boom: ti rivoltano la vita. Avrei dovuto iniziarlo così questo post. E invece…

Aspettavo il treno delle 17.42 al terzo binario mentre camminavo avanti e indietro sulla banchina. Braccia incrociate dietro la schiena sbirciavo di tanto in tanto l’entrata delle Reggiane, appena dietro la stazione. Per due anni le avevo guardate distrattamente quasi tutti i giorni ma quella volta, aspettando il regionale che mi avrebbe riportato a Parma, ho provato l’esaltante sensazione di curiosità che mi viene ogni volta che decido di intervistare qualcuno.
Un mese dopo, asta telescopica e rulli alla mano, accompagnavo il Collettivo FX all’interno delle ex Officine Meccaniche Reggiane: nonluogo distopico (come qualsiasi edificio abbandonato a se stesso, d’altronde) sfregiato dalla distruzione seguita alla chiusura e attuata con la stretta cooperazione di chi di quei capannoni doveva prendersene cura. Quasi non ci si accorge di essere a poca distanza dal centro, difatti il Collettivo conferma: «Reggio o è bianca o è nera. Tanti si stupiscono quando vengono qui: non gli sembra neanche di essere nella stessa città».
Il primo impatto è stato quello che mi aspettavo, uno scenario postapocalittico smorzato solamente dai tratti familiari di P-54 e Kalinda che riuscivo a scorgere mentre camminiamo.
Writer e street artist si sono infiltrati alle Reggiane come piante infestanti nel 2010 e da allora contribuiscono a tener in vita lo spirito delle officine: per loro dovrebbero essere considerate come ciò che erano una volta, cioè uno spazio dove la gente smanettava, un laboratorio creativo e non un museo a cielo aperto. Alle Reggiane ci sono magnifici pezzi dei migliori artisti locali e non, anche se in realtà si tratta in maggioranza di prove: in questo contesto termini come esposizioni o atelier sono aboliti. Non fatelo, non ditelo.
Il concetto di bottegai nu-Renaissance non si addice proprio agli street artist che vivono questo posto, calza meglio quello di “scuola delle Reggiane”: in pochi anni si sono radunati una quarantina di esponenti, i più giovani dei quali possono apprendere le tecniche da chi ha fatto la storia dei graffiti in città (Gas, Psiko Patik e lo stesso Collettivo FX) ma anche da alcuni dei migliori nomi a livello nazionale e internazionale che lasciano un segno da queste parti. «Il buonalaprima è nato qui» mi ha spiegato orgogliosamente il Collettivo che questa tecnica l’ha dovuta creare per necessità: veloci tratti scuri di rullo per raffigurare imponenti personaggi e sgombrare il campo alla svelta.

Dettaglio di una buonalaprima

Dettaglio di una buonalaprima

Penso a quante nuove idee potrebbero ancora uscire da questa grande palestra, fulcro oltretutto della meglio scena emiliana. Messo da parte il campanilismo, si è cristallizzata una rete con gli street artist provenienti dalle città limitrofe (Modena e Parma in particolare) e le ex Officine Reggiane hanno ereditato lo spirito creativo dell’ormai decaduta egemonia bolognese di inizio millennio.
Prima di salutarci siamo andati a mangiarci un boccone al bar dell’importante centro internazionale per l’educazione e l’infanzia lì vicino. Ci siamo seduti in vetrina giusto per contemplare placidamente il Ma poi a 30 anni faranno figli per noia? pittato su una parete delle Reggiane e ben visibile dal suddetto centro, al quale la frase è ironicamente dedicata. Abbiamo discusso della suscettibilità della gente, dell’arte, preclusa solo a un target ristretto, del suo scopo che dovrebbe essere invece quello di creare stupore a chiunque; mi hanno raccontato dei loro laboratori con i bambini e di quanto questi abbiano da insegnarci in fatto di disegno. Poi arrivano anche i massimi sistemi e i progetti futuri. E poi ho cercato, ho tentato di spiegar loro cos’è Mogol Bordello e cosa sarà (o non sarà), che farò dei miei venticinque anni. La miglior capacità del Collettivo FX è sicuramente quella di saper spiazzare chiunque e in pochi secondi mi hanno seccato con un «hai il freno a mano tirato quando parli delle cose che ti piacerebbe fare». Boom. Da una chiacchierata di mezzora avevano capito i miei ultimi tre anni di vita.
Così quando ci siamo separati, loro diretti a un workshop in un oratorio e io sul regionale verso casa, non riuscivo a smettere di pensare a tutti i freni a mano ancora da togliere.

Edificio e volontà pericolante
Edificio e volontà pericolante. È la scritta che campeggia fuori dalle Reggiane, potete leggerla chiaramente dalla stazione. Mi piace pensare che non sia lì solo per ricordare ciò che rappresentano oggi le ex Officine Meccaniche Reggiane, ma soprattutto per ricordarci che, alla fine dei conti, se desideriamo ardentemente qualcosa e vacilliamo forse è perché abbiamo inserito il freno a mano.

Chiara Berton

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